Valerio Maioli: “Singapore con la pioggia? Si può. Date i remi ai piloti”

giovedì 23 settembre 2010 · Esclusive

Correre in notturna, con la luce artificiale, sotto l’acqua: “Ancora non ci è capitato. Ma – dice Sebastian Vettel – sarebbe interessante vedere com’è”. Rischia di capitare a Singapore, dove finora si è corso sempre sull’asciutto e dove invece le previsioni quest’anno danno pioggia per tutto il week-end: “Più che altro – osserva Rubens Barrichello – bisognerà capire che succede alla visuale”. 

F1WEB l’ha chiesto direttamente a Valerio Maioli, l’uomo che dal 2008 illumina il Gran Premio a Marina Bay: “Relativamente all’illuminazione – risponde – non ci sono grossi problemi con la pioggia. I problemi ci sono per le dimensioni delle gocce d’acqua. Dei mattoni”.

È questo il rischio, “perché quando piove vengono giù dei torrenti e le auto verrebbero fermate”. 

Lo diceva anche Mark Webber in conferenza stampa: “Se piove forte non si corre, è ovvio. Non c’entra il fatto che sia notte. È che se la pista è troppo bagnata non si può fare una gara perché a quel punto diventa una questione di sopravvivenza”. Come l’anno scorso a Sepang. E oltretutto quello di Singapore è un tracciato cittadino, “dove qualifiche e gara – aggiunge Massa – possono diventare una lotteria”.

Alla Federazione però qualche preoccupazione sulla visibilità è venuta. Al punto che giovedì sera la direzione corsa ha anticipato il test dell’illuminazione: “Per vedere – prosegue Maioli – come reagiva l’impianto. E come doveva reagire? Bene. Bene nel senso che rispetto agli impianti di Abu Dhabi e Doha (che però non ospita la F1, ndr), il mio è stato studiato profondamente, da me”.

Ma qual è la differenza? “La luce – spiega Maioli – deve essere verticale, affinché il raggio riflesso, che ha lo stesso angolo del raggio incidente, sia anch’esso verticale e non vada a finire primo negli occhi dei piloti, secondo in quelli dei commissari, terzo contro gli obiettivi delle telecamere, che tra l’altro sono dalla parte opposta.

“E non deve andare nemmeno negli occhi degli spettatori. Invece ad Abu Dhabi i proiettori sono concentrati su torri lontane, l’angolo che si forma produce un raggio riflesso che, come minimo, finisce negli occhi dei piloti”.

A parte poi il problema delle ombre rotanti perché “i proiettori non sono uniformemente distribuiti lungo tutto il percorso”. 

Tra l’altro, Abu Dhabi per l’illuminazione artificiale della pista di Yas Island consuma quasi 3 volte più di Singapore, 8.5 MWh contro 3.125 di Marina Bay: “E ha il 38% di illuminamento in meno perché la distanza dei proiettori dalla pista là è di 40 o 50 metri. Da noi è di 10 metri”. Per cui a parità di quantità di luce servono anche meno proiettori.

Insomma, pioggia o non pioggia, a Singapore si corre: “Senza grossi problemi. Al massimo daremo ai piloti dei remi oltre che gli occhialini da sole”.

Che scenari saranno? “Per me sono bellissimi. Immaginatevi il Gran Premio a Roma di notte con tutti i monumenti ben illuminati”. Ricevuto Bernie?

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