Ammaccati e miracolati. Gli incidenti più seri degli ultimi dieci anni

mercoledì 1 giugno 2011 · Amarcord

Ha camminato tanto la Formula 1 sul tema della sicurezza passiva. Lo ha confermato l’incidente di Perez a Monte-Carlo. Dopo la tragedia di Senna, lo sport ha sudato freddo un po’ di volte, ma è finita sempre bene. Questi i casi più seri degli ultimi 10 anni.

Gran Premio d’Europa 2010. La Lotus di Kovalainen fa da trampolino a Mark Webber. La Red Bull decolla, si ribalta, atterra sul roll-bar e poi si gira un’altra volta. Webber se la cava senza un graffio.

Gran Premio del Giappone 2009, qualifiche. All’ultima curva di Suzuka, Timo Glock impatta frontalmente nelle barriere. Riporta un taglio alla gamba sinistra e la frattura di una vertebra. E chiude la stagione. 

Gran Premio d’Ungheria 2009, qualifiche. Dalla Brawn di Barrichello salta la molla di un ammortizzatore e va a centrare il casco di Felipe Massa che perde i sensi e si schianta alla curva 4. Bollettino: trauma cranico con frattura ossea nella zona sovraorbitale sinistra, ma nessuna lesione cerebrale. Massa resta lontano dalle corse fino al 2010.

Gran Premio del Canada 2007. Robert Kubica tampona la Toyota di Jarno Trulli e perde il controllo della vettura: va prima contro il muretto interno, poi rimbalza in mezzo alla pista e si ferma contro il guard-rail. La macchina è sfasciata, lui finisce in ospedale ma è illeso e salterà solo una gara.

Gran Premio di Gran Bretagna 2004. Trulli sbatte a Silverstone dopo la curva Bridge per il cedimento della sospensione posteriore: prima di fermarsi nella sabbia fa due 360 completi e una capriola. Esce da solo dai rottami. 

Gran Premio degli Stati Uniti 2004. A Indianapolis, l’afflosciamento di una gomma spedisce Ralf Schumacher contro il muretto della soprelevata. I medici ci mettono un po’ per estrarre Ralf dall’abitacolo: ha due vertebre incrinate, tornerà a correre in Cina, tre mesi dopo. 

Gran Premio d’Ungheria 2003, prove libere. Ralph Firman perde l’alettone posteriore a 260 orari, nel rettilineo che porta alla curva 4, va in testacoda e si stampa sulle barriere. Si frattura una gamba e salta due corse. Se la vedono brutta anche i fotografi alle spalle del guard-rail.

Gran Premio di Monaco 2003, prove libere. Jenson Button esce scomposto dal tunnel e finisce in testacoda alla staccata della chicane del porto. Sbatte nel punto in cui si fermerà anche Perez, lo stesso in cui s’era schiantato Wendlinger nel ‘94. Per Jenson – com’è stato per Perez – niente corsa domenica.

Gran Premio del Brasile 2003. L’aquaplaning tradisce Mark Webber all’Arquibancadas, in piena accelerazione. Della Jaguar resta solo la cellula di sopravvivenza. Le gomme sono un po’ dovunque: una la prende in pieno Fernando Alonso che piomba dritto sulle barriere. Bandiera rossa.

Gran Premio del Giappone 2002, qualifiche. Allan McNish sbanda alla R130, nel punto più veloce del Mondiale: trancia di netto il guard-rail col posteriore della Toyota e finisce a un passo dalle reti di protezione. Ne esce bianco come un cencio. Il giorno dopo si guarda la corsa dai box.

Gran Premio d’Austria 2002. A dischi freddi Heidfeld manca il punto di frenata alla Remus, va in testacoda, sfiora la Williams di Montoya e col retrotreno centra in pieno la fiancata destra della Jordan di Sato. Cede la centina superiore, che rende problematica l’estrazione di Taku.

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