La Formula 1 globalizzata arriva a Delhi. Le fasi dell’espansione dal 1950

giovedì 27 ottobre 2011 · Amarcord

La geopolitica della Formula 1 si sviluppa in quattro fasi. Le ha individuate a giugno una ricerca canadese pubblicata su Cities e condotta da Sylvain Lefebvre e Romain Roulte dell’Università del Quebec.

La prima va dal 1950 agli anni Sessanta: è il periodo in cui nasce lo sport, l’80 percento delle corse si concentra in Europa, le eccezioni sono gli Stati Uniti e l’Argentina. Ma si legano comunque alla tradizione del vecchio continente perché sono mete d’emigranti.

La seconda fase arriva fino agli anni Ottanta: il calendario apre al Sudamerica, al Giappone, ai Paesi del Commonwealth che cercano l’affermazione economica a livello internazionale. Hotel, trasporti e infrastrutture pesano ancora pochino nell’assegnazione delle sedi, perché quello che conta è la pista: più è selettiva e più piace.

Poi arriva la terza fase e parte lo sviluppo del lato commerciale: il circus diventa motore per il turismo, la FOCA di Bernie Ecclestone ne approfitta per incrementare i costi di iscrizione al Mondiale. Il bacino principale però resta l’Europa: debuttano Imola, Barcellona, l’Hungaroring, Magny-Cours, il Nürburgring in versione Gp-Strecke.

All’inizio del terzo millennio scatta la quarta fase, quella in cui la Formula 1 si muove verso le città emergenti, le metropoli del boom economico o petrolifero, città che puntano gli eventi culturali e sportivi di portata mondiale per costruirsi un’immagine. Arrivano Kuala Lumpur, Manama, Shanghai, Istanbul, Singapore, Abu Dhabi – le piste di Hermann Tilke. Escono Imola, Magny-Cours, Spielberg, Indianapolis.

Ha rischiato Silverstone che s’è salvata in extremis con un mega progetto di riqualificazione dell’impianto. Perché un circuito col paddock non basta più per assicurarsi un Gran Premio. Oggi la Formula 1 globalizzata cerca le piste cittadine nelle metropoli oppure i parchi commerciali da business class. Come quello che c’è a Jaypee e che domenica si aggiunge al Mondiale.

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