Red Bull, non solo lattine: l’impero miliardario di Mateschitz tra media e Formula 1

lunedì 12 dicembre 2011 · Off topic

Il segreto è la ripetizione ossessiva del marchio. BusinessWeek fa notare che Red Bull è dovunque, dallo sport ai media: quattro squadre di calcio, sovvenzionamenti agli atleti negli sport estremi, programmi televisivi, film, web e riviste. E poi ovviamente ci sono i motori.

Oggi il logo del toro è quello più esposto in Formula 1. Più di Ferrari e Pirelli. Formula Money l’ha spiegato attraverso l’Advertising Value Equivalent: è la somma che un’azienda dovrebbe pagare per ottenere la stessa esposizione, nel caso delle lattine di Mateschitz vale 140 milioni di sterline per il 2009 e oltre 230 per il 2010.

Frutto soprattutto di una superiorità tecnica che nel circo dei motori produce uno show di record: 12 vittorie in un anno, solo Ferrari e McLaren hanno fatto meglio in passato; entrambi i titoli per il secondo anno consecutivo e il vantaggio più comodo di sempre; Vettel che diventa il bicampione del mondo più giovane.

Red Bull praticamente vive la Formula 1 come fosse una vetrina: “Significa che costantemente – spiega Helmut Marko – valutiamo quanto investiamo e quanto otteniamo. E finché quest’equazione sarà in positivo, noi andremo avanti”.

Nel 2010 Red Bull ha venduto 4 miliardi e 204 milioni di lattine, con un incremento medio del 7.6 per cento rispetto al 2009. Ma ci sono paesi dove le vendite sono salite anche dell’80 per cento, per esempio in Giappone e in Turchia.

Nel complesso, l’impero fattura 3 miliardi e 785 milioni di euro all’anno. Nel 1982, quando s’era fatto venire in mente il piano per la commercializzazione dell’energy drink, Mateschitz aveva detto: “Non c’è mercato per il nostro prodotto. Lo creeremo noi”. E c’è riuscito.

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