Gran Premio del Brasile 2013, gara

domenica 24 novembre 2013 · Race round-up

Poteva finire solamente così. Il Gran Premio che manda gli aspirati in pensione, spedisce Cosworth a fare altro, sposta Webber alle gare di durata e Massa alla Williams, è anche quello che porta Vettel a quota 13 successi in un anno, a pari con Schumacher nella stagione che gli aveva dato l’ultimo titolo. Di fatto la Red Bull vince il mondiale costruttori solo coi punti di Seb. Pazzesco.

Le macchie. Doppietta sì, ma con un paio di nei ai box. La prima sosta di Webber dura quasi cinque secondi, che sono tantissimi per gli standard del team in fatto di cambio gomme. Non è perfetto nemmeno il secondo pit-stop di Vettel che imbocca la corsia dei box mentre il muretto sta aspettando Webber e non ha fatto ancora preparare tutti i pneumatici.

Sentimentalismi. Prima del via s’abbraccia con Alonso, il giro di rientro ai box lo fa senza casco, sul podio sventola la bandiera dell’Australia, come a Melbourne nel 2001, là dove tutto era cominciato: Webber il segno l’ha lasciato, “Made my mark” è l’hashtag che ha voluto per finire la carriera. Zanardi su Twitter lancia una riflessione: “Vettel oggi poteva restituire a Webber la vittoria che gli ha rubato in Malesia”. Ma Webber un regalo del genere nemmeno lo voleva.

L’ultima sofferenza/1. La pista asciutta non l’aveva vista ancora nessuno in tutto il week-end. Perciò la Ferrari voleva la pioggia per andare sul sicuro. Ad ogni modo, Alonso non sfigura: arriva terzo, nemmeno così indietro rispetto alle Red Bull. Ora volta pagina: “Speriamo di iniziare il prossimo campionato con una nuova direzione”.

L’ultima sofferenza/2. Non salva la stagione, ma per la McLaren il quarto posto di Button è il miglior piazzamento dell’anno. Piccola consolazione in una stagione storta è anche il record d’affidabilità, perché il team di Woking è l’unico nella storia che ha classificato entrambe le macchine in tutte le corse della stagione.

Bilioso. Si accorda con Alonso per uno scambio di posizioni nell’eventualità di un podio, esce dai box in un corridoio di meccanici per l’ultima corsa in rosso, fa una grande partenza e poi una grande cazzata perché sconfina con quattro ruote oltre la riga bianca all’ingresso della pit-lane. Massa paga con il drive-through, sbraita via radio e nelle interviste: “Mai vista una cosa del genere”. Mai vista nemmeno la foto che spiegava ai piloti dove si poteva tagliare e dove no. Sul replay dell’infrazione la Rai si masturba allo spasimo e toglie le interviste sul podio.

Distratto. Un drive-through se lo becca pure Hamilton che nel duello con Bottas imposta la curva come se fosse solo. Lui arriva nono, Bottas va ko. Comunque la Mercedes ha in mano le previsioni sbagliate perché per tutta la corsa dà l’acqua per imminente e invece la gara si corre per intero sull’asciutto.

L’epilogo. Mercedes difende la piazza d’onore, Lotus non minaccia mai seriamente la Ferrari per il terzo posto perché Grosjean trita il motore dopo la partenza. Nella lotta dei poveri Marussia conferma il decimo posto che vale 20 milioni di dollari.

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