Schumacher, “momenti di coscienza” e segnali di risveglio. Ma resta a Grenoble

martedì 8 aprile 2014 · Fuoripista

La prima curva è sua, il circuito di Sakhir gli ha scritto un messaggio sul guardrail: “Pensieri e preghiere sono con te, Michael”. E lui, proprio mentre la Formula 1 entrava in Bahrain, dava i primi segnali concreti in tre mesi di coma: “Momenti di coscienza – ha fatto sapere Sabine Kehm – e progressi nel suo percorso di recupero”.

Resta lunga la strada del risveglio, ma il terrore del sonno senza fine si allontana, i “piccoli segnali” di febbraio si fanno più importanti, aprono uno spiraglio e infondono coraggio: “È una battaglia lunga e difficile, noi – prosegue la nota di Sabine Kehm – restiamo accanto all’equipe dell’ospedale di Grenoble e ringraziamo la gente per tutti i messaggi di simpatia che abbiamo ricevuto senza interruzione”.

Schumacher secondo Gary Hartstein, l’ex medico della Fia sui tracciati di gara, dal giorno dell’incidente ha perso un terzo del peso. Sono confidenze sussurrate, citano “fonti solitamente attendibili”, la famiglia comunque non entra nel merito: “Domandiamo ancora comprensione per l’assenza di dettagli. È assolutamente necessaria per rispettare l’intimità di Michael e della famiglia, oltre che per dare serenità al lavoro dei medici”.

Corinna continua a fare la spola tra la Svizzera a Grenoble, trecento chilometri tra andata e ritorno. I tabloid in Inghilterra restano convinti che stia valutando di trasferire Michael a casa, che abbia dato già mandato per allestire un’unità di terapia intensiva di 12 milioni di euro nella villa sul lago di Ginevra.

L’ospedale smentisce, Schumi per il momento resta a Grenoble mentre la stampa a tutti i livelli confeziona indiscrezioni che non può attribuire a nessuna fonte – “muove gli occhi” azzarda la Gazzetta, “risponde alle voci” secondo Bild am Sonntag – per conquistare una citazione, un click, un brandello di popolarità per effetto del tam tam incontrollato che avvelena l’informazione del terzo millennio.

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