La pista terribile che è diventata un’autostrada: il mito dell’Avus di Berlino

domenica 3 agosto 2014 · Amarcord

Congiunge il raccordo anulare esterno di Berlino con l’anello urbano interno, nella numerazione delle autostrade tedesche è la Bundesautobahn 115, parte da Nuthetal e termina sui tratti che una volta componevano l’Automobil Verkehrs und Übungsstrasse, il circuito dell’Avus, dentro la foresta di Grunewald, sulla riva est dell’Havel.

La pista risale agli anni Venti, nasce per essere un percorso di test per l’industria dell’auto, ma è un’autostrada già all’epoca, la prima al mondo dice la Germania, la seconda sostiene l’Italia che rivendica il primato per l’Autostrada dei Laghi tra Milano e Varese.

Di fatto è un catino terribile di otto chilometri e solamente quattro curve che tengono insieme due rettilinei. In mezzo, una striscia d’erba che non è più larga di otto metri. Alla curva Nord, soprelevata, 43 gradi d’inclinazione, all’inizio non ci sono nemmeno le barriere di protezione.

Si corre la prima volta nel 1926, è l’11 luglio, la Formula 1 non esiste ancora. Piove, arrivano al traguardo in 17 su 46. Vince Rudolf Caracciola sulla Mercedes, si schianta Adolf Rosenberger con un’altra Mercedes che carambola sulle capanne all’esterno della curva Nord: lui si salva, ma muoiono in tre, un disegnatore e due studenti che fanno i cronometristi.

Spaventa, l’Avus. Ma resta in piedi. E nel frattempo nasce la Formula 1 che per un gesto di solidarietà verso la città vuole correrci il 2 agosto del 1959. Si gareggia solo sulla parte occidentale, quella orientale è rimasta in territorio d’occupazione sovietico dopo la guerra. La sicurezza passiva ancora non convince nessuno, ma si corre lo stesso.

S’impone Tony Brooks su Ferrari. Hans Herrmann con la Brm resta senza freni alla fine del rettilineo sud, viene sbalzato, scivola sull’asfalto mentre la macchina volteggia per aria. Nello stesso week-end, Jean Behra con la Porsche sfonda un parapetto e si schianta mortalmente. All’Avus, la Formula non ci torna più.

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