Il viaggio a Budapest, ricordi e curiosità dalla pista più demenziale del calendario

mercoledì 22 luglio 2015 · Amarcord

“Demenziale”, l’aveva demolita così Cesare Fiorio: “E dire che è demenziale è già un complimento”. Stretta, tortuosa, polverosa, noiosa: quella di Budapest è la pista dove un pilota non vorrebbe mai correre. Eppure l’Hungaroring ha segnato la storia della Formula 1. Nel bene e nel male.

Per dire: il titolo di Mansell con cinque gare d’anticipo nel 1992, quello di Schumacher ancora più prematuro nel 2001, le tensioni tra Alonso e Hamilton nelle qualifiche nel 2007, la gara action-packed con oltre ottanta pit stop su asfalto misto nel 2011.

È una storia che comincia nel 1986, il pubblico converge da tutti i paesi dell’Est europeo. Di traverso alla prima curva, quell’anno il sorpasso di Piquet a Senna vale da solo il prezzo del biglietto. Una gara di kart due settimane prima l’ha vinta Roger Taylor, il batterista dei Queen, in occasione del concertone al Nepstadion.

Passa un anno, le vibrazioni fanno saltare il bullone di serraggio della ruota posteriore destra sulla Williams di Mansell. Succede a cinque giri dalla fine, Piquet approfitta, vince e prende il largo in classifica. Il leone si rifà l’anno dopo, passa Senna in frenata, al culmine di una rimonta dal dodicesimo posto sulla griglia.

S’affligge invece Hill nel 1997, sfiora una vittoria memorabile con l’Arrows, ha mezzo minuto di vantaggio quando mancano tre giri alla fine, resta bloccato in terza marcia con l’acceleratore che funziona a intermittenza. Cede il passo a Villeneuve, arriva secondo: “E non so come ho fatto a uscirne”.

Come ne esce, non lo sa nemmeno Barrichello nel 2010: è questione di centimetri tra lui e Michelone Schumacher che lo stringe contro il muretto dei box. In ballo c’è l’ultima posizione della zona punti. E qualche vecchio conto da saldare.

Ma Budapest è soprattutto la pista delle grane di Massa. Due. La prima solo sportiva: il motore lo lascia a piedi a meno tre dalla bandiera a scacchi, gli toglie la vittoria che lui ha costruito con la partenza più bella della carriera. Bella quasi quanto quella di Silverstone tre settimane fa. La seconda grana invece è più seria, gli piove addosso, anzi in fronte, esattamente un anno dopo nelle sembianze della molla dell’ammortizzatore della Brawn di Barrichello. Bollettino: trauma cranico con frattura ossea nella zona sovraorbitale sinistra, ma nessuna lesione cerebrale. L’ufficio stampa della Ferrari all’inizio dice: “È un piccolo taglietto”. Massa invece resta lontano dalle corse fino al 2010.

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