Alonso come Brundle e Villeneuve. Il sospetto: quella frenata ritardata a drs aperto

lunedì 21 marzo 2016 · Gran Premi

È una curva che è nata male. Martin Brundle nel 1996 alla prima edizione l’ha inaugurata con un volo che è entrato nella storia: “Mi davano per morto. Io invece non avevo un graffio”. Alla Whiteford, la terza dell’Albert Park, decolla pure Jacques Villeneuve su Ralf Schumacher nel 2001, in quel caso l’incidente è più serio, una gomma s’incunea tra le reti di protezione, perde la vita un commissario di percorso, si feriscono anche sette spettatori.

Alla lista adesso s’aggiunge il botto di Alonso. Non meno impressionante degli altri. La McLaren picchia con l’anteriore destra nel retrotreno dell’Haas di Gutierrez, sbatte contro il muretto esterno e deraglia nella via di fuga. Là capotta quando prende la ghiaia, si accartoccia come una foglia secca e si assesta contro le barriere di pneumatici. Il video a velocità reale mette i brividi, Alonso non ha neanche il tempo di togliere le mani dal volante mentre fa due capriole complete.

È illeso, miracolato: “Siamo qui a parlarne grazie alla McLaren che fa delle macchine resistenti. E grazie alla Fia che lavora sempre nella direzione della sicurezza”.

Sguscia immediatamente fuori dai rottami, sulle sue gambe, anche prima che arrivino i commissari, anche prima che dalle immagini si abbia percezione della serietà dello schianto attraverso la nube di polvere: “So che mamma guarda le gare da casa. Perciò – sempre Alonso, lucidissimo – ho cercato di fare in fretta”.

Anche troppo in fretta, rimprovera Button: “Non c’era nessun motivo di fare tanto presto. In queste situazioni il rischio più grande è proprio che qualcosa ti colpisca alla testa. Non c’era nessun pericolo d’incendio, il carburante non esce dalla cella”.

La Fia da prassi chiama i piloti in direzione gara, alla fine giustamente non indica chi è il colpevole e archivia. Le simulazioni di Sky comunque mostrano che un attimo prima della collisione la McLaren ha una velocità di almeno 30 chilometri superiore rispetto all’Haas. C’entra un calo di potenza perché la batteria stava andando in riserva e l’elettronica aveva impostato automaticamente la modalità di ricarica, ma questo semmai spiega il recupero di Alonso più che il crash. Tant’è che dalla telemetria risulta che il punto di frenata di Gutierrez non è cambiato rispetto al giro precedente.

Piuttosto, è Alonso che a drs aperto frena un attimo dopo e con molta probabilità manca clamorosamente il punto di riferimento, il cartello dei 100 metri dove abitualmente si stacca per entrare alla Whiteford.

Ammette: “Forse ho aspettato un po’. Ma c’è stata una concomitanza di cause”. Velatamente allude a quello scarto, leggero e quasi impercettibile, che fa Gutierrez per impostare la traiettoria ideale. Nessuna accusa esplicita, comunque: “Eravamo in lotta, in queste situazioni ti concentri sulla macchina davanti, vedi solo l’ala, non hai la visuale completa della pista. Lo stesso vale per lui che si difende”.

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