Halo e aeroscreen, pro e contro. E le boiate di Hamilton su rischio e coraggio

mercoledì 4 maggio 2016 · Paddock life

L’incoerenza congenita e patologica di quel mondo patinato e sovraffollato che è la Formula 1, a Sochi mischiava le ondate di retorica nell’anniversario delle tragedie di Imola del 1994 alle chiacchiere di sprezzo sul tema delle protezioni degli abitacoli dopo il debutto dell’aeroscreen.

La stampa generalista la mette nei termini di una sfida tecnica tra Maranello e Milton Keynes: l’halo della Ferrari contro lo schermo della Red Bull. Più semplicemente, sono entrambi prodotti che arrivano a valle di due rami di sperimentazione parallela che partono comunque dalla Fia per rispondere al rischio dei traumi cerebrali: “E considerati gli incidenti degli ultimi anni – osservava Ricciardo – rifiutarsi di esplorare queste strade sarebbe una mancanza di rispetto”.

Con Bianchi né l’halo né l’aeroscreen avrebbero fatto granché, quello resta un episodio disgraziato e imponderabile nella dinamica. Ma una protezione del genere forse avrebbe salvato Henry Surtees nel 2009. O Justin Wilson l’anno scorso in Indycar. O risparmiato il trauma cranico a Massa a Budapest.

Insomma per quanto si porti appresso problematiche nuove, di visuale e sicurezza per l’estrazione dei piloti in caso d’incidente grave, l’adozione delle protezioni nasce su basi nobili, per cui certe uscite restano discutibili, “irrispettose”, per dirla sulla linea di pensiero di Ricciardo.

Hamilton, per esempio. Lui ne fa una questione di palle e coraggio, tira una linea di demarcazione tra la Formula 1 “dei rischi che uno è disposto a prendersi” e il resto del mondo sportivo:

The reason you look as a kid of Formula 1, it’s ‘these guys, they’re crazy. They could die at any moment. Everyone who comes to me, who’s just started watching F1, they go, it’s so dangerous. That’s a large part of why they are so in awe of what you do. You take away all that, and that person could do it, almost.

What’s the point if anyone can do it? On top of that, it is a good thing to see that the FIA do take safety seriously, it is a constant thing that always need to be worked on, as long as it doesn’t affect hopefully the aesthetics and style and coolness of Formula 1.

Non è la posizione del sindacato dei piloti. Alonso per esempio mantiene un punto di vista più equilibrato, meno populista e più razionale:

I think it’s a must for safety, we don’t need heroes in this sport right now. We don’t anyone getting hurt in the future if there’s a solution in place. It seems like there can be a solution, so let’s introduce it.

È probabile che di qui alla fine dell’anno arrivi in pista qualche altro prototipo. Ma le indiscrezioni parlano già di una preferenza ufficiosa della Fia a favore dell’aeroscreen. Perciò Button in Russia metteva l’accento su un aspetto che può spaccare il paddock e portare malcontento: “Perché la Red Bull sicuramente ha già studiato qual è l’impatto aerodinamico”.

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