Macché incidente, Senna l’hanno sparato. Come Hawthorn

lunedì 1 maggio 2017 · Amarcord

Internet è un posto fantastico, la democrazia della rete garantisce la parola a chiunque. Con tutte le controindicazioni. Gira sul web una teoria che ciclicamente ritorna in concomitanza con l’anniversario della morte di Senna, racconta che l’incidente come lo conosce la storia non è mai stato un incidente come lo intende la gente: un omicidio piuttosto.

Fantasie. Ma articolate: un cecchino alla curva del Tamburello, la coincidenza sospetta con la data di fondazione della setta degli Illuminati, un piano di Max Mosley per riorganizzare la Formula 1, la necessità di ampliare il business dell’automobilismo intorno a un fatto di cronaca di portata mondiale. C’è tutto, su Google. Basta cercare.

Massimo Polidoro il 21 aprile era a Roma a rappresentare il Cicap ai tavoli di lavoro della Camera dei Deputati sul tema della guerra alle bufale e alla disinformazione. Nel 1998 ha scritto un libro, La maledizione del Titanic. Chiaramente se l’è inventata: “Per dimostrare quanto sia facile inventarsi una teoria pseudoscientifica con un che di misterioso e che potesse comunque apparire verosimile”.

Gli ingredienti: “Un argomento famoso con una storia documentata, un motivo semiplausibile che dia fondamento all’idea di un’attività paranormale, una raccolta di prove che aggiusti fatti reali inventandone altri”.

Elementi che in questa teoria dell’omicidio ci stanno tutti. L’argomento: famoso, il weekend nerissimo di Imola che ha lasciato il segno sul 1994 prima di avviare la ristrutturazione di piste e regolamenti in funzione della sicurezza. L’attività paranormale, o pseudo tale: gli Illuminati, il complotto, il nuovo ordine mondiale. L’interpretazione: liberissima, sui passaggi di un processo già doloroso nella storia giudiziaria, per gli ostacoli del paddock, per la questione delle centraline elettroniche che non si trovavano, per le riprese che sparirono.

Oggi chi cavalca l’ipotesi della cospirazione scrive – riscrive – che il foro nel casco non l’ha fatto il braccetto della sospensione della Williams ma il proiettile. Di un tiratore scelto, che centra un puntino a 250 all’ora. E che il video del camera car non è completo perché altrimenti verrebbe smentito il cedimento dello sterzo a cui fanno riferimento la maxiperizia e le sentenze. Insomma è tutto da rifare.

Post scriptum. Nel 1959, a 12 giorni dalla tragedia di Mike Hawthorn sulla tangenziale di Londra, una donna di Dover scrive una lettera a Rob Walker, offre un’altra via al verdetto ufficiale di morte accidentale. Riferisce che l’anno prima, a Guildford, più o meno al chilometro dell’incidente di Hawthorn, il parabrezza della sua macchina è stato infranto da un colpo di proiettile. Di casi analoghi, in quella zona, il suo meccanico ne ha visti diversi. Pure il papà di Hawthorn è morto là. Pure lui in macchina.

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