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Biografia di Alain Prost

4 titoli, 51 vittorie, 33 pole, 106 podi, 768.5 punti

Stratega, calcolatore, studioso. Per tutti, il Professore. In un certo senso, l’evoluzione di Lauda. Vince quattro titoli, praticamente all’epoca del ritiro c’è solo Fangio davanti. La carriera la segna soprattutto il duello con Senna: intensissimo, aspro, gravoso. Ma è anche l’elemento che in qualche modo dà spessore al curriculum.

Le frasi celebri di Alain Prost

Quando vinci, la mentalità cambia. Prima pensi che potresti farcela. Dopo sai che puoi.

Per trent’anni non mi sono mai rilassato.

Senna ha un problema. Pensa di non potersi ammazzare perché crede in Dio.

Le origini

Ha il pallino del calcio e vuole giocare a livello professionistico. Poi capita a Montecarlo nei giorni del Gran Premio del 1970, col fratello si convince a provare un kart in vacanza. Da lì il passo è breve, coi risparmi si costruisce un kart da solo, segue i corsi di guida e passo dopo passo arriva all’europeo di Formula Renault e Formula 3. Finché non lo punta la McLaren.

In Formula 1

Con la McLaren nel 1980 è subito a punti a Buenos Aires. Altrettanto subito si frattura un polso in qualifica a Kyalami, alla terza prova dopo che già è andato a sbattere nei test di giovedì. Il fatto curioso è che in tutta la carriera quella è l’unica volta in cui rischia di mettersi nei pasticci. Una specie di primato.

Passa in Renault e sente aria di titolo. Ma vive come uno smacco l’epilogo del 1983, quando il cedimento del motore fa sfumare l’affermazione di un binomio tutto francese. Allora infamato s’accasa un’altra volta alla McLaren due giorni dopo. E sfiora ancora il titolo, paga solo mezzo punto a Lauda, pesa forse quell’interruzione anticipata che ha voluto a Montecarlo.

Il mondiale arriva nell’85, l’anno in cui Alboreto da metà stagione in poi non gli tiene più testa. Il bis è dell’86, nel finale rocambolesco di Adelaide con la gomma di Mansell che scoppia.

Poi arriva Senna e comincia un nuovo tipo di disputa. Psicologica oltre che agonistica. È un contrasto che progressivamente sale d’intensità, raggiunge il culmine a Suzuka nell’89, di mezzo c’è anche Balestre della Federazione che fa squalificare Senna e favorisce l’iride di Prost. Che allora se ne va alla Ferrari col mondiale in tasca.

Ha le carte per giocarsi il campionato anche nel 1990, lo perde nell’altro incidente con Senna. Chiaramente ne fa le spese anche la Ferrari. Nel box la tensione sale, i dissapori con la dirigenza si fanno insanabili. E Prost in Giappone si fa scappare la frase che gli costa il posto: “Mi sembra di guidare un camion”.

Si prende un anno sabbatico, telefona in Williams per farsi assegnare il posto di Mansell, pone il veto all’ingaggio di Senna, prende il quarto titolo e scappa. Si mette a fare il commentatore: è al microfono il giorno in cui muore Ayrton a Imola. Infine, compra la Ligier da Briatore nel 1997 e la chiama Prost Grand Prix. Non funziona, fallisce all’inizio del 2002.

Un’impresa

Assesta un pugno da ko a Città del Messico nel 1990: parte tredicesimo e vince con 25 secondi su Mansell. C’è un contributo prezioso anche da parte dei meccanici della rossa che fanno il miracolo la notte dopo le qualifiche.