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Biografia di Alan Jones

Un titolo, 12 vittorie, 6 pole, 24 podi, 199 punti

Determinato e caparbio. Oltre che severo, soprattutto con se stesso. Di lui Frank Williams dice: “Non c’era mai bisogno di sorreggerlo mentalmente perché era determinato di suo. Né dovevo fargli da babysitter. È così che un pilota dovrebbe sempre essere”. Insomma è il prototipo del campione che Williams ha sempre cercato.

Le frasi celebri di Alan Jones

Le gomme sono fondamentali. Senza gomme la macchina striscerebbe per terra.

Considerate una curva da 280 all’ora. Un pilota lento la fa a 270, un pilota malato la fa a 290. Solo uno bravo la fa a 280.

Le origini

Adolescente scopre il lato più duro delle corse: il budget. Ha pochi soldi, la concessionaria del padre è in bancarotta. Per campare si mette a rivendere auto di seconda mano, fa abbastanza soldi da comprarsi una Lotus di Formula 3 che però distrugge in un incidente a Brands Hatch. Intanto però s’è fatto conoscere, trova uno sponsor che lo fa gareggiare e gli procura un test con la March a Silverstone.

In Formula 1

Con un telaio dell’Hesketh debutta a Montjuic nel 1975, nella gara del dramma di Stommelen. E proprio al posto di Stommelen viene ingaggiato dal team di Graham Hill con cui arriva quinto in Germania.

Fissa il primo successo nel 1977, in Austria sulla Shadow che cinque mesi prima ha perso Pryce nell’incidente in Sudafrica. Alla fine è settimo nella classifica del mondiale, non vede sbocchi e allora passa alla Williams, nascente. Così il 1978 è di studio e transizione, l’anno dopo non è lui a mettere il primo mattone di vittoria della squadra, si ritira mentre è in testa a Silverstone, per cui vince Regazzoni con l’altra macchina: “Fu la delusione più grande della mia carriera”.

Il seme c’è. In progressione costante, fa suo il titolo nel 1980 a Montreal a scapito di Piquet. Ormai è il padrone della squadra, con un’autorità superba che nel 1981 alimenta il dissidio interno distruttivo con Reutemann. È un susseguirsi di sospetti e sgambetti fino a Las Vegas, dove arriva già escluso dalla lotta. La Williams comunque gli lascia imporre le direttive, per cui lui passeggia verso una vittoria che non conta nulla mentre Reutemann corre con un relitto che sbanda e consegna l’iride a Piquet.

Si ritira, Maranello lo cerca dopo le tragedie di Villeneuve e Pironi. Torna invece per una partecipazione straordinaria con l’Arrows a Long Beach nel 1983, poi fa due anni con l’Haas e nell’86 è sorprendentemente quarto in Austria, sulla pista della prima affermazione.

Un’impresa

A Buenos Aires nel 1980 parte in pole, scivola in quarta posizione quando risucchia una busta di plastica nel radiatore e deve entrare ai box per farla estrarre; torna in testa in meno di venti giri, sorpassa Villeneuve, Piquet e Laffite.