senna_artwork

Biografia di Ayrton Senna

3 titoli, 41 vittorie, 65 pole, 80 podi, 610 punti

Un bambino svogliato che a scuola si applica poco perché in testa ha solo una cosa: le corse. Perché in pista invece è sempre proteso a studiare, imparare, per spingere la macchina verso il limite e oltre.

Ambizioso, ossessionato, competente e intelligente. Ogni vittoria è un’impresa emotiva, un sforzo extrasensoriale. L’incidente del Tamburello nel 1994 lascia un vuoto sconfinato. E da quel giorno la Formula 1 non è più la stessa.

Le frasi celebri di Ayrton Senna

La pole position è come i cento metri. Dai tutto quello che hai. Senza respirare per bilanciare meglio la vettura.

Vedi quelle tribune? Quando correrò per la Ferrari verranno giù dall’entusiasmo.

Quando la macchina fa una curva, io mentalmente sono già alla curva dopo.

Le origini

A quattro anni è già sui kart, nell’81 vola in Inghilterra e vince la Formula Ford con 12 successi, poi la Formula Ford 2000 con 21. La famiglia si convince a lasciarlo libero verso il sogno delle competizioni in auto, la mamma ha una sola raccomandazione: “Sta’ attento e sii felice”. Fa una stagione a due facce in Formula 3 nel 1983: brillante la prima metà, disastrosa la seconda. Il titolo per poco non va Brundle. A fine anno la vittoria di Macau è il lasciapassare per la Formula 1.

In Formula 1

Su un volo da Londra ad Amsterdam capita accanto a Frank Williams che gli offre il primo test a Donington, fa meglio di Palmer che conosce la macchina a menadito. Il cronometro è dalla sua anche a Silverstone, quando prova la McLaren. Ma il debutto alla fine glielo offre la Toleman. Lui scrive subito una pagina di storia, a Montecarlo parte tredicesimo, s’arrampica fino al secondo posto e va a minacciare la leadership di Prost che allora chiede e ottiene la bandiera rossa per avverse condizioni meteo.

La vittoria è rinviata, arriva l’anno dopo sulla Lotus a Estoril, è la prima di sei col team che fu di Chapman. Per la consacrazione comunque la squadra non è quella, allora Senna nel 1988 passa in McLaren, firma otto successi e si prende il titolo.

Nel frattempo viene fuori tutta la personalità, il carisma e il mito. A Montecarlo quell’anno si schianta al Portier mentre è in testa con un margine di tutta sicurezza. La butta sul mistico: “Una lotta interiore mi paralizzava, ero vulnerabile. Avevo un’apertura verso Dio e un’altra verso il diavolo. Ma Dio stava lì ad aspettarmi”.

Gli anni della McLaren sono soprattutto quelli del contrasto con Prost che nel 1989 gli sbarra la strada a Suzuka e di fatto lo priva del titolo. È una rivalità che prosegue anche quando Prost passa alla Ferrari e Senna gli rende il favore, sempre a Suzuka, alla prima curva stavolta, lo manda nella sabbia e si porta a casa il titolo a risarcimento dei veleni dell’anno prima.

Vince ancora nel 1991, cerca il quarto alloro prima di pianificare l’uscita. L’opportunità più concreta è la Williams, deve aspettare il 1994 a causa del veto di Prost. E quando ci arriva trova un team che accusa il colpo delle riforme tecniche. Non ha il tempo di riportarlo in alto: a Imola parte per la tangente al Tamburello, sbatte contro il muretto e torna verso la pista in una nuvola di polvere. La testa per un attimo si solleva in una contrazione muscolare. E dopo, più nulla.

Un’impresa

Fa un capolavoro sul bagnato a Donington nel 1993, al primo giro si mangia Schumacher, Hill, Wendlinger e Prost, si piazza autorevolmente in testa e ci resta fino al traguardo, con un minuto e mezzo di vantaggio su Hill e un giro su Prost. Uno smacco.