hill_d_artwork

Biografia di Damon Hill

Un titolo, 22 vittorie, 20 pole, 42 podi, 360 punti

Stacanovista nato, il primo campione della seconda generazione. Si risolleva dalla morte del padre, l’omaggia correndo con lo stesso schema grafico sul casco. E come lui vince l’iride alla quinta stagione. Della sua carriera resta negli almanacchi il contrasto con Schumacher. E un primato bizzarro e non più uguagliabile: nella storia è il pilota che fa più corse col numero 0, nel 1993 perché subentra a Mansell che s’è ritirato e non gareggia, nel 1994 quando l’iride passa a Prost che pure si ferma.

Le frasi celebri di Damon Hill

Un secondo posto se lo ricordano solo tua moglie e il cane.

Schumacher ha lasciato segni indelebili in Formula 1. Sulle mie fiancate.

Le origini

Ha 15 anni quando l’aereo del papà precipita nella campagna. Là finisce un’infanzia comoda e confortevole. E Damon che s’è preso il pallino per le competizioni motoristiche va in ristrettezze e non ha i soldi per correre. A fatica mette insieme qualcosa per gareggiare e studiare, inizia con le moto, poi prova una Formula Ford e decide di restare sulle auto.

Gli mancano ancora i fondi per la Formula 3000, deve accontentarsi di una squadra minore in Formula 3 e non vince mai. Williams però l’ingaggia comunque. E forse all’epoca guarda più il nome che il talento.

In Formula 1

Comincia come collaudatore nel 1991, è lui quello che maggiormente si occupa dello sviluppo delle sospensioni attive nei giorni in cui la Williams torna vincente. È un’occupazione part-time che gli lascia il tempo per correre sulla Brabham quando il team cassa Giovanna Amati.

È scudiero di Prost nel 1993, prima guida nel 1994 dopo la tragedia di Senna a Imola. Ma non contiene Schumacher che lo batte al rush finale. L’anno dopo i giochi si chiudono anche prima.

Il suo anno è il 1996, la lotta è tutta in casa: figli di tanto padre, lui e Villeneuve si contendono il mondiale fino all’ultimo Gran Premio. Ha la meglio Hill, a Suzuka a metà corsa alla prima staccata Villeneuve perde la gomma posteriore destra che vola pericolosamente oltre la prima rete e rischia di finire in tribuna. A causa di un guasto che il team non spiegherà mai.

Così Hill è il primo figlio d’arte all’iride. Ma non gli basta per restare in Williams. A piedi, trova l’Arrows e clamorosamente sfiora la vittoria a Budapest per opera e virtù della gomma Bridgestone. Cede per problemi alla pompa dell’impianto idraulico e arriva secondo.

Passa alla Jordan e stavolta la vittoria clamorosa la piazza davvero, a Spa con doppietta a porta vuota. La vera gloria comunque è andata. Si ritira dopo otto stagioni appena. Fonda la sua band, i Conrods, fino al 2003 suona le cover di Rolling Stones, Beatles e Kinks. Nel 2006 è presidente del Brdc, l’organismo che rappresenta l’automobilismo nel Regno Unito e gestisce la pista di Silverstone. Resta in carica per cinque anni, è lui uno dei fautori della politica di rinnovo che consente al circuito di conservare la Formula 1.

Un’impresa

Si porta a un punto da Schumacher vincendo a Suzuka nel 1994 sotto la pioggia, per somma di tempi, sul calare della sera, dopo la sospensione per l’incidente di Brundle. La vittoria è curiosa perché al cambio gomme la Williams non riesce a estrarre la posteriore destra e alla fine non la cambia affatto.