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Biografia di Fernando Alonso

2 titoli, 32 vittorie, 22 pole, 97 podi, 1832 punti

Prima di lui la Spagna dei motori è solo rally e moto. Puntiglioso, professionale, anche sopra le righe nelle pretese d’impegno e sostegno da parte della squadra. Nell’identikit del pilota ideale, la testa sarebbe la sua, per vedere strategicamente dentro le pieghe di una corsa. Vince meno di quanto avrebbe meritato.

Le frasi celebri di Fernando Alonso

Papà mi ha sempre detto che un pilota può pure vincere, ma finché non guida una Ferrari non è realizzato.

Nello sport succedono cose strane. In tutti gli sport. Ma in Formula 1 di più.

Pensavo che sarei diventato un meccanico di kart. Mica un pilota di Formula 1.

Le origini

Il papà va matto per le corse e lo mette sui kart a tre anni. In realtà quel kart è per Lorena, la sorella, che non vuole saperne. Alonso coi kart vince praticamente tutto quello che c’è da vincere. La prima monoposto gliela dà Adrian Campos nel 1998, relativamente tardi rispetto agli standard. Lui è subito una scheggia. E Briatore che sta pianificando la rinascita della Renault non se lo lascia scappare.

In Formula 1

Sfiora il record di Mike Thackwell come il più giovane al via di un Gran Premio nel 2001, quando Briatore lo cede per un anno alla Minardi. Nel 2002 è collaudatore ufficiale per la Renault e non gareggia, ma per tenersi in forma fa pure i test con Jaguar e Arrows.

Torna titolare nel 2003, fa la pole a Sepang e vince a Budapest la prima della carriera, mette le basi per la conquista del titolo: è lui che interrompe la striscia iridata di Schumacher nel 2005 quando la Ferrari si perde sullo sviluppo delle gomme, è lui il primo spagnolo in testa al mondiale. A Oviedo la gente fa il bagno nelle fontane.

Ha ancora un anno di contratto in Renault, eppure firma in anticipo con la McLaren per il 2007. Fa il bis del titolo prima di trasferirsi. Ma a Woking resiste un anno solo: il contrasto con Hamilton è feroce, raggiunge il culmine nelle qualifiche a Budapest. Sullo sfondo si dipana la spy-story. Alla fine scappa sbattendo la porta, il patto pluriennale diventa carta straccia, di comune intesa e senza nemmeno un soldo di penale.

Briatore allora si riprende il figliol prodigo, batte sul tempo Toyota, Red Bull e Williams. La vittoria di Singapore è favorita dall’aiutino del crash-gate, quella del Fuji invece è autentica. Nel 2009 non resta niente della Renault da mondiale, Alonso si guarda intorno e trova la Ferrari che si separa da Raikkonen.

Sfiora il mondiale due volte. È dolorosissima la sconfitta del 2010, il box fa un doloroso autogol quando sceglie di marcare Webber, anticipa la sosta e lo blocca dietro a Petrov mentre Vettel recupera 15 punti e si prende il campionato. Col cavallino resta fino al 2014, poi la Ferrari fallisce anche la rivoluzione ibrida, per cui nel 2015 si compie il ricongiungimento romantico: Alonso torna sulla McLaren per volontà dell’Honda affianco a Button.

Non è un matrimonio felice. Anzi inizia malissimo con un incidente misterioso ai test di Barcellona. Il motore non c’è, la macchina è carente. La Formula 1 perde nelle retrovie un valido protagonista.

Un’impresa

Al Nurburgring nel 2007 esce vincente dal nubifragio, sorpassa Massa con cattiveria all’esterno della curva 5 a quattro giri dalla fine. Per quel contrasto, è polemica nella saletta dietro il podio.