stewart_portrait

Biografia di Jackie Stewart

3 titoli, 27 vittorie, 17 pole, 43 podi

Moderno, intelligente, cordiale. Soprattutto, preciso ed estremamente professionale, uno che non lascia niente al caso: nel giro è Mister 101%. Getta le basi per il sindacato dei piloti, con convinzione sposa prima degli altri la causa della sicurezza in pista dopo l’incidente nel diluvio di Spa nel 1966. È lui che comincia a farsi scrivere il gruppo sanguigno sulla tuta. È lui anche il primo pilota che conquista lo status della celebrità. Cavaliere dell’impero britannico dal 2001.

Le frasi celebri di Jackie Stewart

Perdere non era un dramma alla mia epoca. Le generazioni di oggi non sanno i rischi che correvamo noi.

Nella vita è tutta questione di tempi. Devi fermarti quando sei ancora al top.

Silverstone era tra le piste più veloci al mondo. Sono orgoglioso di averci vinto.

Le origini

Il papà corre in moto, il fratello aspira al successo in macchina, poi resta vittima di un incidente a Le Mans nel ’53. Sono loro che gli trasmettono la passione per le corse, anche se all’inizio è più forte il richiamo delle gare di tiro con la Nazionale. Quando si sposta sui circuiti parte con l’Ecurie Ecosse, poi firma con Ken Tyrrell che lo porta in Formula 3.

In Formula 1

Entra in Brm nel 1965 perché Tyrrell ancora non ha una squadra di punta e perché la Lotus, che pure lo corteggia, è costruita intorno a Clark. Vince quasi subito, all’ottava gara della carriera.

Nel 1968 si ricongiunge a Tyrrell che entra in Formula 1 per gestire la Matra. L’anno dopo il tempo è propizio: passa Rindt e Beltoise all’ultimo giro di Monza, piazza la sesta vittoria dell’anno e conquista il primo titolo.

Resta con Tyrrell che da cliente della March diventa costruttore. Si prende uno sganassone all’Osterreichring nel 1971 per il collasso del semiasse. È illeso, ma soprattutto è anche iridato, perché quattro giri prima s’è ritirato già Ickx. Deve saltare una corsa l’anno dopo per ulcera e così Fittipaldi gli frega il titolo. Lo riconquista nel 1973, da Monza ha la certezza matematica, ha già deciso il ritiro ma ancora non l’ha annunciato, nemmeno a sua moglie. Si ferma quando perde Cevert a Watkins Glen. Chiude senza il centesimo Gran Premio, ma con 27 successi: è il record assoluto che dura per 14 anni fino al 1987 e poi passa a Prost.

Alla fine degli anni Novanta fonda il suo team. Vince solo una gara, un pazzesco Gran Premio del Lussemburgo al Nurburgring nel 1999, l’anno in cui vende alla Ford che ci prova con la Jaguar.

Un’impresa

Cerca inutilmente il consenso per annullare la corsa sotto la pioggia al Nurburgring nel 1968. Alla fine si parte lo stesso, lui onora il contratto e il nome: trionfa e infligge un distacco di quattro minuti a Graham Hill. Ma rischia di uscire a tre giri dalla fine. Riporta: “Chiunque oggi abbia avuto il coraggio di mettersi al volante di una monoposto di Formula 1 deve sentirsi tremendamente orgoglioso di se stesso”.