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Biografia di Jacques Villeneuve

Un titolo, 11 vittorie, 13 pole, 23 podi, 235 punti

Anticonformista, ribelle e sfrontato, con un atteggiamento che nel paddock gli procura diversi nemici. Gli anni migliori li trascorre alla Williams, poi si ficca in un’impresa disperata quanto redditizia con la Bar e in breve trova il declino. L’esempio cattivo del campione che ha preferito i soldi al successo.

Le frasi celebri di Jacques Villeneuve

Anche Napoleone era bravo, ma ci ha messo un po’ prima di diventare imperatore.

Da papà ho ereditato la voglia di andare al limite. Anche quando non c’è bisogno.

Se non pensi di essere il migliore, non lo sarai mai.

Le origini

Parte dai kart due anni dopo la morte di Gilles, passa alla Formula 3 italiana e non fa molto, gli va meglio nel 1992 in Giappone dov’è secondo nella Formula 3 nazionale. Si lega al management di Craig Pollock che per lui sceglie l’America. È rookie dell’anno nel 1994, vince la 500 Miglia di Indy e il campionato Cart nel 1995. Sull’onda di quel successo torna in Europa e fa breccia in Formula 1.

In Formula 1

Ha la fortuna di debuttare sulla macchina migliore: con la Williams fa la pole all’esordio a Melbourne e quasi vince, arriva secondo solo perché tra lui e la vittoria si mette una perdita d’olio che favorisce Hill. Ma al quarto appuntamento dell’anno, dopo due secondi posti e un ritiro, al Nurburgring il primo successo non glielo toglie nessuno. Sono passati 15 anni dall’ultima vittoria del papà. Head via radio gli augura: “La prima di molte”.

Quell’anno ne arrivano altre tre, nel 1997 altre sette. È suo il campionato, sopravvive alla sportellata di Schumacher a Jerez e vince il titolo alla seconda stagione.

Poi la Williams nel giro di quattro mesi perde tutto lo smalto, lui piuttosto che cercarsi una squadra vincente per il 1999 acconsente a trasferirsi alla Bar che Pollock e Reynard hanno fondato dalle ceneri della Tyrrell. Le promesse sono altissime, la realtà invece è un incubo. Presto la dirigenza cambia, arriva David Richards che per sanare le casse gli taglia lo stipendio e alla fine nel 2003 lo lascia a piedi all’ultima gara quando l’Honda vuole Sato.

Briatore lo va a riesumare nel 2004 per le ultime tre gare in Renault quando comunque per l’avvenire ha già in tasca un contratto biennale con Sauber. Anche là diventa un peso appena il team finisce alla Bmw che nel 2006 dopo il botto di Hockenheim l’allontana per fare spazio a Kubica.

Un’impresa

Con un gioco di prestigio spericolato, assesta una sberla a Schumacher nel 1996 a Estoril, lo passa all’esterno della parabolica nel doppiaggio di Lavaggi. Schumacher è il primo che si tira giù il cappello: “È stato grande. Chi se l’aspettava”.