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Biografia di James Hunt

Un titolo, 10 vittorie, 14 pole, 23 podi, 179 punti

Genio e sregolatezza, hippy e sanguigno, impavido in pista, scanzonato fuori dall’abitacolo, al punto che sui giornali ci finisce più per la cronaca rosa che per le imprese sportive. Epica comunque è la sfida con Lauda nel 1976, marca l’apice della carriera prima del declino, crudele e ineluttabile.

Le frasi celebri di James Hunt

Se mi metto in macchina guido più forte che posso. Punto.

Alla fine le corse le odio. Mi piacciono i guadagni.

Tanta gente non mi prende sul serio.

Le origini

Gioca a tennis, gareggia in classe junior a Wimbledon e studia per fare il medico. Poi devia sulle corse, prima Formula Ford e Formula 3, poi Formula 2. Mette insieme il budget facendo ogni tipo di lavoro perché i genitori non lo sostengono. In Inghilterra è già Hunt the Shunt. Oppure the Punch per quella brutta abitudine di venire alle mani.

In Formula 1

Comincia con l’Hesketh e non è un caso perché nello stile è il team che più s’avvicina a lui. I soldi finiscono proprio quando le cose cominciano a funzionare, lui allora se ne va alla McLaren, beneficia dell’addio imprudente di Fittipaldi e nel 1976 si aggiudica il mondiale contro la Ferrari di Lauda.

Al Fuji deve recuperare tre punti, li fa tutti malgrado una foratura, risolve una sfida psicologica di tecnica e stili di vita. E quel confronto, intenso e deciso, quarant’anni dopo diventa un film, Rush di Ron Howard con Chris Hemsworth e Daniel Bruhl.

Entra in declino con la Wolf, nel 1979 fa già pubblicare l’annuncio del ritiro dalle corse. Viene dall’incidente con la nuova macchina a Zolder e s’è ritirato a Montecarlo: “Volevo fare un’ultima stagione decente. Con questa macchina non è possibile. Non incolpo nessuno, ma non è il caso di rischiare la vita”.

Esce dopo sei anni appena, la personalità gli dà fama per vivere, resta impegnato nelle campagne promozionali di Marlboro e Olympus che continuano a sponsorizzarlo. Muore prematuramente per attacco cardiaco nel 1993, a 45 anni, deteriorato da abusi d’alcol e fumo.

Un’impresa

A Zandvoort nel 1975 conquista l’unica vittoria dell’Hesketh: parte terzo, azzarda le gomme d’asciutto su asfalto misto, gira anche dieci secondi più veloce degli altri. Nel finale resiste a Lauda che per passare Jarier ha spremuto il motore.