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Biografia di Jenson Button

Un titolo, 15 vittorie, 8 pole, 50 podi, 1235 punti

Più playboy che pilota, con la faccia da supermodello di intimo e il fisico d’atleta. La sua è una carriera a maturazione lenta, debutta nel 2000 ma il titolo lo vince nove anni dopo, quando Brawn con una botta di culo e una di malizia sforna una macchina imprendibile. E con quella vittoria si garantisce una pensione dorata alla McLaren.

Le frasi celebri di Jenson Button

Quando realizzi un giro eccezionale, poi è difficile ricordartelo. Devi guardare la telemetria per vedere e capire che hai fatto.

Le origini

Entra nel giro delle corse grazie al papà che viene dal rallycross. Dai kart, come tutti, passa in Formula Ford e Formula 3. Non se la cava male, sicuramente in pista meglio che sulle strade ordinarie: all’esame di guida lo bocciano perché sbaglia un parcheggio. All’epoca dell’approdo in Formula 1 comunque è una stella nelle categorie propedeutiche. La Williams lo fa battere con Janquiera a Silverstone nel 1999 e alla vigilia di Natale gli comunica l’ingaggio.

In Formula 1

Esordisce che non ha neanche vent’anni, è l’inglese più giovane in Formula 1. Fa 12 punti con la Williams e si piazza ottavo nel mondiale, la squadra però lo presta alla Benetton perché ha promesso il posto a Montoya e vuole tenere Ralf Schumacher.

Resta nel team di Briatore all’arrivo ufficiale della Renault, poi tenta la sorte con la Bar nel 2003. Conquista podi e pole nel 2004, è terzo in campionato, ma la vittoria gli sfugge sempre. Allora tratta per un ritorno alla Williams, ma non s’è letto bene il contratto. La disputa finisce in mano alla Fia che lo lascia alla Bar, praticamente nella squadra che attraverso mille riconfigurazioni di marchio e dirigenza lo porta al mondiale nel 2009 sotto le insegne della Brawn.

Quella dell’iride è una stagione a due velocità: metà a dettare legge, metà in difesa, con piazzamenti d’oro che tengono alla larga Barrichello e la Red Bull. A fine anno a Brackley arriva la Mercedes, Button sfrutta l’attimo propizio e passa alla McLaren.

Ci resta per sette anni. Saldamente, mentre i compagni di squadra vanno e vengono: Hamilton dal 2010 al 2012, Perez nel 2013, Magnussen nel 2014, Alonso dal 2015 al 2016. Si sposta in panchina nel 2017, un modo elegante per defilarsi gradualmente dal team e dalla Formula 1.

Un’impresa

Nel 2011 vince in maniera eroica a Montreal dopo un’interruzione forzata di due ore per pioggia. Scatta settimo, precipita in fondo, incoccia Hamilton e Alonso, si becca un drive through per eccesso di velocità sotto safety car. Tra pit stop e sanzioni totalizza sei passaggi in corsia box, ma alla fine va a soffiare il successo a Vettel all’ultimo giro.