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Biografia di Jochen Rindt

Un titolo, 6 vittorie, 10 pole, 13 podi, 107 punti

Poco tattico, tanto aggressivo, sempre al limite e mai oltre. Tedesco di nascita, austriaco d’adozione e di licenza. Praticamente passa quasi tutto il tempo al posto sbagliato. Quando arriva in quello giusto il destino l’uccide a Monza, ma i 45 punti che ha messo insieme gli assicurano il titolo alla memoria. L’unico nella storia della Formula 1.

Le frasi celebri di Jochen Rindt

Guidando la Lotus ho due chance: diventare campione del mondo oppure morire.

È troppa questa fortuna. Comincio a preoccuparmi perché potrebbe non durare.

Le origini

Nasce in Germania, perde i genitori in un bombardamento degli Alleati e viene cresciuto dai nonni in Austria. Vende il mulino e i cimeli di famiglia per fare soldi, quindi costruisce la sua leggenda in Formula 2, dove non vince il titolo solamente perché da iscritto in Formula 1 le regole glielo impediscono. È storico il successo al London Trophy del 1964 con una Brabham Ford al Crystal Palace: batte Hill, Clark e Hulme. L’anno dopo c’è anche lui nell’equipaggio che dà alla Ferrari l’ultima vittoria a Le Mans.

In Formula 1

La prima stagione completa la corre su Cooper. Ci resta tre anni, nel 1967 si ritira otto volte su dieci e allora cambia aria, va nel team di Brabham che ha appena vinto due mondiali consecutivi. Si porta dietro anche la malasorte perché col nuovo motore la Brabham perde smalto, e lui vede il traguardo solo due volte, comunque terzo entrambe.

A quel punto s’accorda con la Lotus, conquista il primo successo della carriera nel 1969 a Watkins Glen 69, ma l’anno comincia a rilento pure con Chapman.

Il vento cambia nel 1970: vince cinque gare, quattro di fila tra Zandvoort e Hockenheim. Poi arriva l’incidente fatale di Monza: per una sospetta avaria dei freni anteriori esce dritto in Parabolica, urta il guardrail e s’impunta dentro una buca che i tifosi hanno scavato per entrare clandestinamente. I punti alla fine dell’anno gli bastano contro Ickx e gli assicurano il titolo alla memoria.

Un’impresa

A Montecarlo nel 1970 innervosisce Brabham che blocca le ruote in frenata al tornante del gasometro, la Rascasse d’una volta andando largo all’ultimo giro. E così lui può vincere.