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Biografia di Juan Manuel Fangio

5 titoli, 24 vittorie, 29 pole, 85 podi, 245 punti

Il campionissimo, il maestro. Completo, popolare, venerato. Anche dagli avversari: Hawthorn nel 1958 in Francia alza il piede per risparmiargli l’umiliazione del doppiaggio. Lo rispettano anche i rivoluzionari di Cuba che lo sequestrano nel 1958 alla vigilia del Gran Premio. Una presenza ingombrante. Sopravvive all’epoca in cui i decessi nelle corse sono all’ordine del giorno. Senna si commuove quando l’incontra. Si spegne a Balcarce, a 84 anni, nel 1995.

Le frasi celebri di Juan Manuel Fangio

Nelle corse e nella vita non esistono avversari grandi e piccoli. Esistono avversari e basta.

Il Gran Premio d’Italia del 1958 è stata una gran bella gara. Non è morto nessuno.

Il casco in testa non fa per me. Quando corro voglio sentire la carezza del vento.

Le origini

Argentino, figlio di emigranti italiani, segue il calcio prima di tuffarsi nell’automobilismo. Negli anni che precedono la guerra gareggia in patria nel trofeo nazionale di Chevrolet e si aggiudica due titoli. È così che nel 1948 l’Automobile Club lo seleziona per inviarlo a gareggiare in Europa. Lui non sfigura: vince a San Remo, Pau, Perpignan, Marsiglia e Monza. L’Alfa Romeo lo vuole nello squadrone per l’assalto al mondiale di Formula 1.

In Formula 1

Debutta sull’Alfa Romeo nel 1950. Il primo anno cede a Farina, il secondo non c’è storia. Scampa nel 1952 all’incidente più pericoloso della carriera, a Monza, in una prova non iridata, dopo che ha guidato tutta la notte da Parigi all’Italia. Resta fermo sette mesi per la frattura di una vertebra cervicale, nel frattempo l’Alfa si defila e lui passa alla Maserati, apre quel valzer che diventa un’abitudine: volare di fiore in fiore per guidare sempre la macchina più forte.

Nel 1954 cambia a campionato in corso, si trasferisce da Maserati a Mercedes, per la stella a tre punte sigla la doppietta d’esordio, a Reims con Karl Kling che non ha mai gareggiato prima. Due stagioni, due mondiali.

Il 1956 è l’anno del titolo alla Ferrari e del sacrificio di Collins che a Monza gli cede la macchina malgrado la matematica lo tenga ancora in gioco per il campionato. È il gesto nobile di deferenza verso il capitano che si assicura il quarto titolo, prima di migrare di nuovo in Maserati per la quinta corona.

Inizia a meditare il ritiro nel 1958, si decide dopo la tragedia che uccide Musso a Reims. L’omaggio di Moss: “Era quello che poteva sempre andare un po’ più veloce di te e più a lungo di te”. Gli resta il guinness della percentuale più alta di vittorie in rapporto alle gare disputate.

Un’impresa

Al Nurburgring nel 1957, si organizza per rifornire simultaneamente al cambio gomme, imbarca solo metà della benzina per scappare nei primi chilometri rispetto a tutti gli altri che normalmente fanno il pieno alla partenza. Per l’epoca è una trovata geniale in termini di strategia. Ma la sosta è disastrosa, lui deve rimontare dal terzo posto. E vince. È talmente scosso che non dorme per due giorni.