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Biografia di Keke Rosberg

Un titolo, 5 vittorie, 5 pole, 17 podi, 159.5 punti

Anticonformista, fumatore incallito, il papà voleva farne un dentista. È il primo finlandese a gareggiare con regolarità in Formula 1: “Un calcolatore. Come una slot machine”, dice Louis Stanley.

Vince un solo titolo, con una sola vittoria di stagione peraltro. Gli fa onore comunque la lotta indefessa che per tutto l’anno conduce con il motore aspirato contro la maggioranza degli avversari che invece usano il turbo.

Le frasi celebri di Keke Rosberg

Pensavo di essere il pilota migliore e più veloce al mondo. Finché non sono arrivato alla McLaren e ho trovato Prost.

I piloti sono come le puttane. Vanno dove stanno i soldi.

Le origini

Sboccia tardi, si fa un nome nelle categorie propedeutiche quando in Formula 1 già militano quelli che un giorno saranno i suoi avversari per il titolo. A 24 anni è ancora in Formula Supervee, vincente comunque. A quel successo aggiunge la Tasman Formula Pacific e il trofeo internazionale del Brdc sul bagnato nel 1978 a Silverstone.

In Formula 1

L’ingresso è del 1978. Catastrofico, di quelli che abbattono il morale, su Theodore e Ats che nella maggior parte dei casi non si qualificano oppure non arrivano al traguardo.

Non va meglio né con Wolf né col team di Fittipaldi. Ma il suo numero fortunato esce nel 1982, quando Williams lo chiama al posto di Jones che s’è ritirato. A Digione passa Prost al penultimo giro, conquista la prima vittoria, l’unica nell’anno in cui viaggia verso il titolo che si aggiudica con 44 punti, 5 più di Watson, approfittando anche di una concomitanza incredibile di episodi favorevoli. E funesti, come i drammi di Villeneuve e Pironi.

È uno status quo che non dura: è quinto nell’83, ottavo nell’84. Risale la china nell’85 in cui è terzo, ma nel frattempo alla Williams arriva Mansell e lui soffre il confronto. Al punto da andarsene alla McLaren nell’86, dove trova Prost che è un’altra pietra di paragone scomoda. Tant’è che al Gran Premio di Germania si decide e annuncia lo stop, confessa di averci pensato dopo l’incidente ai test invernali a Rio, quando invano provava a ripetere i tempi del Professore.

Resta nel paddock come manager. Prima di Hakkinen. Poi di Nico. E come lui entrambi si defilano appena avvertono il calo psicofisico.

Un’impresa

Nel 1984, alla prima e ultima edizione del Gran Premio di Dallas. Fa caldissimo, si fa mettere a punto un casco refrigerato, sopravvive al solleone e fissa la prima affermazione del sodalizio tra Williams e Honda.