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Biografia di Lewis Hamilton

3 titoli, 53 vittorie, 61 pole, 104 podi, 2247 punti

Lewis in onore di Carl. Nomen omen. Veloce, con le intuizioni agonistiche del fuoriclasse che decide gli incontri con il gol partita. Un gigante carismatico anche nel campo delle pubbliche relazioni. Non proprio un esempio fuori dalla pista. Ma evidentemente nel cervello ha saputo trovare l’interruttore per staccare dal resto quando abbassa la visiera.

Le frasi celebri di Lewis Hamilton

Quando scendo dalla macchina e mi tolgo il casco, dentro di me sto ancora correndo.

Il mio avversario principale sarà sempre Fernando Alonso, lo dice la mia storia. Io sarei Senna. E lui sarebbe il mio Prost.

Le origini

Gioca bene a calcio e cricket, ma a dieci anni vince in kart e da allora pensa solo alle ruote. È un predestinato, nel 1995 alla cerimonia dei premi di Autosport avvicina Ron Dennis e con fermezza gli promette: “Un giorno correrò per te. Un giorno correrò per la McLaren”. Che in effetti si mette a seguirlo nei kart, lo sostiene e gli fa vincere Formula Renault britannica, Euroseries di Formula 3 e GP2.

In Formula 1

Nel 2006 il primo pensiero stupendo, la McLaren valuta di metterlo affianco a Raikkonen nel finale del campionato al posto di Montoya. Preme anche Ecclestone che fiuta la mossa commerciale intorno al debutto del primo pilota di colore. Slitta tutto al 2007 perché Dennis non vuole bruciarsi la gallinella dalle uova d’oro.

Ne viene fuori un esordio scintillante, nella stagione dello scontro velenoso con Alonso, per ingerenze colpevoli anche da parte del team. Hamilton comunque sfiora il titolo, spreca clamorosamente il match-ball a Shanghai quando resta impantanato nella via di fuga all’ingresso dei box. Dopodiché a Interlagos stecca il via per resistere ad Alonso, più avanti si blocca in folle, lo sfilano tutti, deve fare il reset del cambio. Ottiene un piazzamento che per il mondiale non basta.

Ma là in Brasile vince l’anno dopo al cardiopalma contro Massa, sotto la pioggia, praticamente all’ultima curva dell’ultima gara del mondiale. Con la McLaren non riesce a ripetersi, ma nel 2009 la sua vittoria a Budapest è la prima di una macchina col sistema di recupero dell’energia.

Dal 2013 eredita il posto di Schumacher in Mercedes. Il primo anno prende le misure del team, poi comincia a vincere sistematicamente quando arriva la rivoluzione ibrida. Con Rosberg non è affatto rose e fiori, lui però ha più resilienza e più piede. Si aggiudica due mondiali, nel 2015 fa tre come Senna a cui s’ispira nel personaggio e nelle movenze.

Un’impresa

A Hockenheim nel 2008 la McLaren a metà corsa lo lascia in pista dietro alla safety car mentre gli altri fanno il pieno. È un errore, allora lui alla ripartenza guadagna subito 16 secondi su Massa, si ferma ai box e rientra quarto, quindi passa Kovalainen, Massa e Piquet. Torna al comando e amministra.