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Biografia di Mario Andretti

Un titolo, 12 vittorie, 18 pole, 19 podi, 180 punti

Il più bravo e il più vincente di una dinastia che copre una fascia estesa di corse e categorie motoristiche. Eclettico, vince in Formula 1, nei campionati sport e nelle competizioni americane. Piede pesante, non a caso Clark lo qualifica “Piedone” quando l’incontra nel 1964 sulla pista di Penske nel New Jersey. E quel soprannome l’accompagna per sempre.

Le frasi celebri di Mario Andretti

Guidando per Chapman avevi la migliore chance di conquistare il mondiale.

Se ti sembra tutto sotto controllo, evidentemente non stai andando abbastanza forte.

La mia preoccupazione in gara era annoiarmi. Combattevo contro il sonno.

Le origini

Oriundo di Montona, nell’Istria, migra negli Stati Uniti con la famiglia a 15 anni, ha già sul curriculum una partecipazione in Formula Junior ad Ancona. Lavora nell’autorimessa dello zio e spende i soldi col fratello nelle gare di stock car a Nazareth. Nell’arco di dieci anni diventa una star: due titoli in Indycar, un successo alla 500 di Daytona.

In Formula 1

È in pole con la Lotus a Watkins Glen nel 1968, al debutto, come prima di lui ha fatto solo Baghetti. Si ritira, non la prende sul serio perché il suo target restano le corse sugli ovali. Si dedica anima e corpo alla Formula 1 solo dopo un altro titolo in America e un successo a Indy, ma mentre ancora fa la spola tra i due mondi trova il tempo per marcare il primo successo, a Kyalami nel 1971 nel Gran Premio dell’esordio sulla rossa. Prima di lui c’è riuscito solo Fangio

Sulla Lotus dell’effetto suolo, nel 1978 vince matematicamente il campionato nel giorno in cui Peterson al via è vittima dell’incidente che lo porta al decesso. Quello è anche l’anno dell’ultima affermazione, Chapman precipita nel ‘79, il poligono delle forze si modifica perché la concorrenza comincia a sfruttare i principi delle minigonne meglio della Lotus.

Allora Andretti prova il rilancio con l’Alfa Romeo, gli va male, la testa torna negli Usa. Ma Ferrari nel 1982 lo schioda dal letargo e gli affida una rossa per Monza. Lui la porta in pole e sul podio; con la Williams cinque mesi prima il cammeo di Long Beach era finito con un ritiro.

Non basta comunque a fargli tornate la voglia dei Gran Premi. Le altre soddisfazioni se le prende in America. Compreso lo spavento del 2003 nel test sulla macchina del figlio. A quel punto dice basta.

Un’impresa

Arriva terzo sudando con la Lotus 80 a Jarama nel 1979, sono gli unici punti di una macchina ambiziosa che Chapman boccia dopo Montecarlo e Digione.