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Biografia di Mika Hakkinen

2 titoli, 20 vittorie, 26 pole, 51 podi, 420 punti

Il campione d’acciaio, duro ma corretto, l’avversario di Schumacher per antonomasia. Di se stesso dice: “In carriera ho fatto tanti sorpassi, ma i più belli sono stati quelli su Michael”. Con la McLaren è stellare negli anni dei titoli mondiali, dopodiché sceglie per lo stop a 33 anni, prima di accusare il calo e trovarsi emarginato.

Le frasi celebri di Mika Hakkinen

La prima volta che ho lasciato il box su una macchina di Formula 1 ho capito che ero nato per fare il pilota.

Da Senna ho imparato come vanno fatte le cose. Da Mansell come non farle.

Le origini

Sotto la guida di Keke Rosberg si fa un apprendistato sulle piste nordiche, poi corre in Opel Lotus Euroseries nell’88. Non gli sorride la Formula 3 inglese perché la Dragon è autoritaria solo nel nome, ci vuole la Wsr nel ’90 per il titolo. Quell’anno può vincere all’accademia di Macau, ma all’ultimo giro lo blocca un incidente. Con Michael Schumacher. E l’anno dopo sono entrambi in Formula 1.

In Formula 1

Comincia blando su Lotus, fa due anni di rodaggio prima di andare alla McLaren. All’inizio è una riserva, il paracadute di Ron Dennis nel caso in cui Senna avesse deciso davvero di non correre, poi debutta quando Andretti viene trombato nelle ultime tre gare. E va a podio.

Sopravvive all’incidente nelle prove di Adelaide nel 1995, resta due giorni in coma, Sid Watkins sul posto gli pratica la tracheotomia e lo strappa alla morte. Dallo schianto, eredita la menomazione alla funzione uditiva dell’orecchio destro.

Devono passare altri due anni per la prima vittoria, a Jerez nel 1997 mentre Schumacher e Villeneuve se le suonano. È la vittoria che dà il via al successo, ai due mondiali consecutivi nel 1998 e nel 1999, prima contro Schumacher e poi contro Irvine. Sembra inossidabile e incrollabile quando è in giornata, ma a Monza si mostra umano quando sbaglia la cambiata alla prima variante e si abbandona alle lacrime dietro il guardrail.

Nel 2000 finché può tiene testa a Schumacher. L’anno dopo invece non c’è verso, patisce per via dell’elettronica, sente che la parabola sta iniziando a virare verso il basso. E allora annuncia l’anno sabbatico, confessa che la decisione parte da un episodio che gli è capitato a Montecarlo: “Ero nel tunnel, non ho sentito più la macchina. Mi sono fermato, ai box i meccanici mi hanno detto che non c’erano problemi. Ho capito che dovevo lasciare”.

La vittoria a Indianapolis è il canto del cigno. Quell’anno di sospensione diventa definitivo. Si rivede nel 2006, fa un test velleitario per gli sponsor: “Voglio vedere com’è cambiato il mondo”.

Un’impresa

Si mangia Schumacher nel doppiaggio di Zonta sul rettilineo del Kemmel a Spa nel 2000: “Quando ho visto la Bar che andava così piano alla curva di Eau Rouge, ho capito che quella era la mia chance”. È la sua vittoria più preziosa e più acclamata.