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Biografia di Mike Hawthorn

Un titolo, 3 vittorie, 4 pole, 18 podi, 112.6 punti

Il prototipo dell’anglosassone gentile. Giubbotto verde, camicia bianca e farfallino azzurro a pois. Impeccabile nel look, sfortunato nel destino: a tre mesi dalla conquista del campionato nel 1959 resta ucciso sulla tangenziale per Londra. Cinque anni prima, su quella strada ha trovato la morte anche suo padre.

Le frasi celebri di Mike Hawthorn

Le strade stanno diventando delle trappole. La pista è più sicura della strada tra Farnham e Londra.

Se un pilota non ha il sangue freddo per il Nürburgring, è meglio che dica addio a questo sport.

Le origini

Cresce vicino alla pista di Brooklands, là intuisce che il destino vuole indirizzarlo alle corse. E il papà, che fa il motociclista, non l’ostacola. Debutta nel 1950 agli Speed Trials di Brighton, l’anno dopo conquista il successo all’esordio in Formula 2 nel Memorial Trophy di Goodwood. Nell’arco di due anni è in Formula 1.

In Formula 1

Parte da privato su Cooper, si piazza quinto in campionato nel 1952, passa alla Ferrari e arriva quarto nel ‘53, terzo nel ‘54. Sembra in progressione e invece quello è l’anno della battuta d’arresto: s’ustiona in una gara non iridata a Siracusa, perde il padre in un incidente stradale e valuta seriamente di fermarsi per gestire gli affari della famiglia.

Resiste, si divide tra Vanwall, Ferrari, Maserati e Jaguar tra Formula 1 e sport car. Trionfa a Le Mans nel 1955 nell’edizione funesta del maxi incidente. Per il resto, è un periodo opaco che si protrae fino al 1957, quando si decide a tornare stabilmente a Maranello dopo un’altra parentesi infelice sulla Lancia.

Vince solo tre Gran Premi, l’ultimo lo mette a segno a Reims nel giorno della tragedia di Luigi Musso al Calvaire. Tre mesi dopo, nell’unica edizione del Gran Premio del Marocco a valenza iridata, si aggiudica l’iride e smette davvero. Si ritira da campione in carica, è scosso da una stagione letale che gli porta via anche Collins, ha i giorni contati per via di una malformazione renale che gli causa infezioni e calcoli. Poi invece lo uccide l’incidente sulla tangenziale nei pressi di Guildford, al volante della sua Jaguar stradale in un’assurda sfida di velocità con la Mercedes di Rob Walker, di ritorno da un ricevimento.

Un’impresa

A Reims nel 1953 mette a segno il primo successo inglese nel mondiale di Formula 1. In duello per la vittoria, lui e Fangio si scambiano la posizione dieci volte negli ultimi ventotto giri della corsa. per gli archivi, quella è la gara del secolo: le prime quattro macchine arrivano sul traguardo nello spazio di 5 secondi.