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Biografia di Nico Rosberg

Un titolo, 23 vittorie, 30 pole, 57 podi, 1594.5 punti

Tra il 2 dicembre del 2003 e il 2 dicembre 2016 passano 13 anni e quella che lui chiama “la scalata della montagna”, una progressione costante in lucidità, intelligenza tattica e preparazione tecnica tra il primo test con la Williams e l’annuncio shock del ritiro dalla Formula 1. Non superlativo come talento di base, sopra la media comunque.

Le frasi celebri di Nico Rosberg

Ho sempre pensato che mio padre facesse il mestiere più bello del mondo.

Ho scalato la montagna e sono arrivato in cima. Mi sembra giusto chiudere così.

Le origini

Nasce quattro giorni dopo la vittoria del papà a Detroit nel 1985. In casa chiaramente respira odore di corse. Anche perché vivendo a Montecarlo non ne farebbe a meno comunque. In kart è in squadra con Hamilton, all’epoca si rispettano ancora. Tra Formula Bmw, Formula 3  e GP2 quando arriva in Formula 1 ha già disputato più gare del padre in tutta la carriera.

In Formula 1

Subito una promessa, sveglio e astuto, a Sakhir nel 2006 è lui il personaggio della stampa. La Williams ovviamente è solo il team per farsi le ossa nell’attesa della grande chiamata. Che arriva nel 2010 per correre sulla Mercedes. Là trova Michael Schumacher, non sfigura, anzi vince alla grande il confronto che lo prepara ai tre anni “bellissimi e durissimi”, quelli della lotta contro Lewis Hamilton dal 2014.

È un crescendo di tensioni e discordie, con un picco a Monaco dove Rosberg scrive una pagina controversa, arriva lungo al Mirabeau, congela la classifica delle qualifiche e si tiene la pole. Nega il dolo, ma ha il dente avvelenato dalla Spagna, sostiene che Hamilton si sia aiutato con una mappatura che la squadra aveva proibito.

Insomma ci sono tutti i presupposti per la prima collisione, a Spa. Perde quel mondiale: all’ultima corsa quando il punteggio doppio potrebbe dargli l’iride soffre il guasto del sistema di recupero dell’energia, la squadra gli propone il ritiro quando si avvicina l’onta del doppiaggio, lui insiste per continuare, accetta la sconfitta nella maniera più elegante, professionale e matura.

Salta ancora l’appuntamento col titolo l’anno dopo: ad Austin si fa scappare la macchina in accelerazione mentre è in testa, lascia accomodare Hamilton che fa tre come Senna.

Arriva il 2016, vince quattro corse di fila da Melbourne a Sochi. E poi cominciano i guai. Gli altri incidenti con Hamilton, cioè: Barcellona al via dopo tre curve, Spielberg all’ultimo giro. Fa appello a fiducia e autocontrollo, prosciuga tutte le energie per tenere la testa alta fino all’ultimo. Ne esce vincente. Poi crolla.

Un’impresa

Ad Abu Dhabi nel 2016, nella gara dell’incoronazione sfugge al tranello di Hamilton che alza il piede e prova a spingerlo indietro nelle fauci di Vettel e Verstappen per privarlo di podio e titolo. Con pazienza e intelligenza tiene salde le mani sul secondo posto e sul campionato.