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Biografia di Nigel Mansell

Un titolo, 31 vittorie, 32 pole, 49 podi, 480 punti

Un leone, anzi il leone. Combattivo e istrionico, l’unico che abbia vinto il mondiale di Formula 1 e il titolo Indycar insieme. In pista non cede mai, sul piano umano invece sì: dopo gli anni alla Ferrari medita il ritiro, poi si fa convincere a tornare alla Williams. E fa la mossa giusta perché alla tredicesima stagione, sulla soglia dei 40 anni, finalmente arriva al titolo mondiale.

Le frasi celebri di Nigel Mansell

Per tutta la carriera ho affrontato i dubbi degli altri. Adesso l’albo d’oro parla per me.

Guidare per la Ferrari è come guidare per il papa.

Le origini

Mette da parte un gruzzoletto per correre, la Formula Ford subito lo ripaga ma quasi l’ammazza nel 1977 in un incidente in una sessione di qualifica. Si rompe una vertebra l’anno dopo in Formula 3. Ma a quanto pare è indistruttibile. E forse è per questo che Chapman lo vuole come collaudatore prima di promuoverlo nel 1980.

In Formula 1

La Lotus non è quella degli anni d’oro, Mansell in tre anni non va oltre il terzo posto, spesso non vede i punti. Comunque nell’84 è in pole a Montecarlo. E sbatte. Passa alla Williams nell’85 e comincia a vincere, si gioca il titolo l’anno dopo, lo sfiora, gli scoppia una gomma in Australia all’ultima gara. Perde al rush finale pure l’anno dopo, si schianta nelle prove a Suzuka, s’infortuna alla schiena e deve saltare il Gran Premio.

La Ferrari nel 1989 gli dà nuova vita, lui si aggiudica la corsa dell’esordio in rosso, a Jacarepagua grazie al nuovo cambio che poi spesso non regge. Arriva quarto in classifica generale, quinto nel 1990 quando in squadra si affaccia Prost che è più concentrato.

Allora nel 1991 torna in Williams, è ancora vicecampione e sembra una maledizione. Che le sospensioni attive sfatano nel 1992: con cinque gare d’anticipo, è iridato a Budapest, a fine anno ha quasi il doppio dei punti di Patrese che si classifica secondo.

Lascia e va negli Usa, da campione uscente di Formula 1 è terzo alla 500 Miglia, si distingue come il migliore dei debuttanti e vince il titolo con l’Haas. Non ha ancora finito, torna nel 1994 a sorpresa, corre a gettone e prende una retribuzione da record. Ad Adelaide dove ha perso il titolo nel 1986 parte in pole e si aggiudica la gara.

Gli torna la voglia di un campionato intero: la McLaren lo accetta, la macchina no, Mansell non sta nell’abitacolo, corre solo a Imola e Barcellona, senza punti.

Un’impresa

Silverstone l’aspetta nel 1991, lui non delude: batte Senna per la pole, ma parte lento e si fa passare, allora per riacciuffarlo sul rettilineo degli hangar stacca il limitatore dei giri e guadagna potenza.