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Biografia di Niki Lauda

3 titoli, 25 vittorie, 24 pole, 54 podi, 420.5 punti

Tecnico, tattico. Più intelletto che piede. Con tanto coraggio per tornare a correre a tempo record dopo il rogo del Nurburgring che per tutta la vita gli lascia addosso i segni del fuoco. Un eroe di due epoche: conquista due titoli sulla Ferrari aspirata e un altro sulla McLaren turbo. Mette la pancia, ma nella testa non invecchia mai: fonda una compagnia aerea, fa il commentatore per la tv, il consulente alla Ferrari, poi il team manager alla Jaguar e, con più merito, alla Mercedes.

Le frasi celebri di Niki Lauda

Per correre chiedo solo un dollaro. Tutto il resto è per il mio personaggio.

Avrei voluto correre nei tempi moderni. Mi sarei tenuto le orecchie e avrei guadagnato di più. In America potrei denunciare mia madre per avermi fatto nascere troppo presto.

Gestire una compagnia aerea è un lavoro normale. Correre è qualcosa di più.

Le origini

Viene da una famiglia di banchieri di Vienna, il nonno non ha mai accettato le corse e fa resistenza. Passa per Formula Vee, Formula 3 e campionati sport, si costruisce la reputazione che gli permette di ottenere un finanziamento da una banca per un volante in Formula 2 nel 1971 con la March che nella gara di casa lo schiera anche in Formula 1.

In Formula 1

Gli serve subito un altro prestito, l’ottiene e va in Brm. A Montecarlo nel ’73 prima di ritirarsi resiste eroicamente alle Ferrari, due giorni dopo è a Maranello per siglare il contratto per il 1974.

Con la rossa è iridato nel 1975, a Zolder strappa a Fittipaldi la vetta e non la lascia più. L’anno dopo sulla strada per il bis sbatte al Nurburgring e viene avvolto dalle fiamme. Seriamente ustionato, respira per diversi minuti i fumi della benzina. Trascorre una settimana prima che i medici lo dichiarino fuori pericolo. Ma lui in meno di quaranta giorni è già al volante per contendere l’iride a Hunt. Molla tutto sotto il diluvio del Fuji: “Non mi posso uccidere per una gara”. La squadra per coprirlo gli aveva offerto l’alibi dei freni.

Da separato in casa nel ’77 vince il secondo mondiale con la Ferrari: ha già firmato e annunciato il passaggio alla Brabham. Non è la mossa giusta, resta due anni e annuncia il ritiro: “Non ho più il cuore per girare sulle piste come un idiota”.

È solamente una pausa perché non resiste al richiamo della pista e all’offerta della McLaren. Guida l’ammutinamento dei piloti in Sudafrica, nell’84 è di nuovo campione, per mezzo punto su Prost e per la terza volta in carriera. Poi smette davvero: “Devo cercarmi un lavoro serio”. Boccia un’offerta sontuosa di Ecclestone che vuole riportarlo alla Brabham.

Un’impresa

A Monza nel 1976 torna dopo l’incendio del Nurburgring. Si classifica quarto: “Quando mi calai nell’abitacolo, la paura vinse tutte le mie teorie sull’automotivazione. Avevo la diarrea, il vomito e il cuore in gola”.