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Biografia di Phil Hill

Un titolo, 3 vittorie, 6 pole, 16 podi, 94 punti

Un gentiluomo, un uomo tranquillo. Fa una gavetta da comprimario, tra collaudi e poche uscite ufficiali. Esplode a sorpresa, vince il mondiale e tramonta. Da sempre affascinato dalla meccanica, quando lascia il mondo delle corse apre un’impresa per il recupero delle auto d’epoca e scrive di tecnica per le riviste specializzate.

Le frasi celebri di Phil Hill

Faccio il lavoro sbagliato. Io non voglio battere nessuno, sono una persona tranquilla.

Bisogna dirlo chiaro a Ferrari, all’Avus non si può correre. Difficile per difficile è meglio il Nurburgring.

Non ero il tipo di pilota prediletto da Ferrari. Non volevo diventare uno dei suoi agnelli sacrificali.

Le origini

È un collaudatore alla Jaguar, di tanto in tanto corre se c’è spazio. Entra nell’orbita di Maranello quando porta una Ferrari al secondo posto nella Carrera Panamericana del 1954. All’inizio è destinato prevalentemente alle competizioni con le vetture sport, finché alla fine degli anni Cinquanta il Commendatore si convince a schierarlo come titolare fisso nei Gran Premi.

In Formula 1

È funesta la gara d’esordio, a Reims su Maserati nel 1958: il dramma di Musso lo sconvolge, il pericolo diventa un blocco psicologico che si accentua con l’incidente di Collins al Nurburgring.

Trova la forza di procedere, vince per la prima volta a Monza nel 1960, è quella la prima vittoria di un americano in una gara di Formula 1 che non sia la 500 Miglia di Indianapolis. È a Monza che si compie anche il suo destino verso l’iride, dodici mesi dopo: è iridato nel giorno della tragedia di von Trips che alla Parabolica muore sul colpo insieme con dodici spettatori: “La giornata – riporta Enzo Ferrari – che doveva essere il premio al lavoro di tutti ci portò alla più cruda e dolorosa amarezza”. Per lutto, la Scuderia non vola negli Stati Uniti il mese dopo, dove Hill è atteso nella gara di casa per le celebrazioni del titolo.

La stagione seguente non ha troppa voglia di correre: “Non ho più il bisogno di vincere e non ho più fame, non voglio rischiare di uccidermi”. In realtà continua all’Ats con Baghetti. Raccoglie solo briciole: “I soldi erano veramente pochi per svilupparla. Ma è stato molto peggio l’anno dopo con la Cooper”. L’ultima apparizione nel paddock è del 1966, l’unica dell’anno, su Eagle a Monza. Non si qualifica.

Un’impresa

Nel 1961 fa la pole a Zandvoort, ma non ha l’assetto giusto per la gara. Deve remare con tutte le sue forze per vedersela con Clark e tenere in pista la Ferrari mentre l’asfalto logora le gomme e accentua il sottosterzo. Von Trips va in fuga, lui arriva secondo.