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Biografia di Sebastian Vettel

4 titoli, 42 vittorie, 46 pole, 86 podi, 2108 punti

Il più giovane iridato e pluri iridato. Riscrive al ribasso il guinness dei primati: nel 2013, all’età di 26 anni e 3 mesi, ha quattro titoli come Prost, all’età a cui Prost neanche aveva vinto la sua prima corsa e Fangio ancora non correva perché la Formula 1 nemmeno esisteva.

Le frasi celebri di Sebastian Vettel

Non mi piace sentirmi dire che sono il nuovo Schumacher. Io sono il nuovo Vettel.

Volevo diventare un cantante, come Michael Jackson. Ma non avevo la voce.

Una volta sognavo la Ferrari. Ma il blu della Red Bull mi dona di più.

Le origini

A tre anni riceve un kart per Natale, a cinque lo porta in pista, a otto debutta in corsa per imitare la sorella, a nove ha già una borsa di studio con la Red Bull. Vince un po’ dovunque, nel 2004 in Formula Bmw fa 397 punti su 400 disponibili. La casa allora gli propone l’apprendistato per portarlo verso la Formula 1. Lui comunque per tutta l’adolescenza non si stacca mai dal colosso dell’energy drink. E fa benissimo.

In Formula 1

Debutta nel 2007 a Indianapolis a metà campionato, in prestito alla Bmw dopo l’incidente di Kubica. Da Budapest in poi è titolare alla Toro Rosso dove subentra a Scott Speed. Tempo un anno e incanta a Monza sul bagnato, è il poleman e il vincitore più giovane di sempre.

Il destino è segnato, Dietrich Mateschitz lo vuole sulla Red Bull e azzecca la mossa: Vettel nel 2010 è campione del mondo, quando ad Abu Dhabi succede quello che nemmeno i bookmakers possono prevedere, il flop di Webber e il suicidio clamoroso della Ferrari.

Su Red Bull nella sfida per l’iride batte Alonso due volte all’ultimo Gran Premio, altre due passeggia sereno verso il titolo. Suggella l’apoteosi col trionfo a Nuova Delhi nel 2013, quell’anno diventa anche l’unico che abbia mai vinto nove gare di seguito. E tutte nello stesso campionato.

Praticamente non molla il vertice fino all’avvento dell’ibrido, quando le magagne di Red Bull e Renault lo spingono a cercare aria nuova a Maranello con la rifondazione per mano di Marchionne dopo la cacciata di Montezemolo.

Un’impresa

A Interlagos nel 2012 si gioca il titolo con Alonso. Toppa la partenza, è travolto da Bruno Senna, si gira in senso opposto alla direzione di marcia, danneggia lo scivolo, non sente la radio. Gli piovono addosso tutti gli episodi più sgradevoli di una corsa. Ma lui è un gatto che cade sempre sulle zampe, arriva sesto e conserva tre punti di vantaggio per confermare la corona iridata.