Città del Messico, scheda e storia del circuito

La cucina messicana
L’altitudine: oltre duemila metri

A oltre duemila metri d’altitudine, alla periferia di Città del Messico, nel nome dei fratelli Rodriguez. Torna in calendario nel 2015, senza la Peraltada che viene sostituita da un misto lento nel vecchio stadio baseball dove si tiene anche la cerimonia del podio. Resta intatto il fascino della tappa con l’energia della gente.

4.421 × 69 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Rispetto alla versione storica, il rettilineo è più lungo e le esse nella parte guidata sono state leggermente modificate. Ma tutto sommato, Tilke è riuscito a conservare le caratteristiche fondamentali della vecchia pista rispettando le specifiche della Fia. E questo, unito alla passione della popolazione locale, crea un’atmosfera piacevole per i piloti. Dal punto di vista tecnico va tenuto conto che l’aria rarefatta può rendere difficile la gara alle macchine quanto ai piloti.

La storia essenziale

1962. Il Gran Premio non è inserito nel calendario ufficiale, Ferrari non vuole correrlo. È deciso ad andarci invece Ricardo Rodriguez per gareggiare nella città dov’è nato vent’anni prima, per cui si procura una Lotus. Muore il giorno delle prime prove libere, sbaglia la valutazione alla Peraltada per rispondere a Surtees che sulla stessa macchina è andato più forte.

1964. È tutto britannico il terzetto per la sfida iridata: Clark, Surtees e Graham Hill. La partita si decide all’ultimo giro, quando Clark non completa il passaggio e si classifica quinto. Ligio agli ordini, Bandini lascia il secondo posto a Surtees che vince il mondiale con la Ferrari per un punto su Hill. Che proprio da Bandini ha rimediato un colpo su uno scarico.

1968. Graham Hill, Stewart e Hulme si giocano il campionato al rush finale. Stewart arretra perché la pompa della benzina non pesca; Hulme fa solo dieci giri perché cedono le sospensioni. La spunta Hill che fa il bis a sei anni dal primo mondiale, riscuote dalla Lotus diecimila sterline di bonus sull’onorario.

1990. Prost assesta un pugno da ko, parte tredicesimo e vince con 25 secondi su Mansell, i meccanici della rossa fanno il miracolo la notte dopo le qualifiche. Senna si condanna da solo perché non cambia le gomme e le distrugge. Mansell al penultimo giro all’esterno della Peraltada realizza ai danni di Berger quel sorpasso leggendario che nel 2015 gli vale l’intitolazione della curva.

1991. Veloce e sconnessa, la Peraltada si oppone a Senna nelle prove del venerdì. La via di fuga è inesistente, la McLaren si ribalta contro le barriere di pneumatici e perde due ruote. Senna ce la fa a svicolare mentre la macchina è ancora sottosopra.

2015. La Formula 1 torna in Messico dopo oltre vent’anni. È una gara con pochi sussulti, Mercedes registra la decima doppietta dell’anno, i punti di Ferrari e Williams messi insieme non bastano a superarla. Vettel infila in una gara sola tutti gli svarioni che non ha fatto ancora, sbaglia il via, si tocca con Ricciardo e buca, per radio si lagna e alla fine chiude a muro.

2016. In testa è tutto deciso, Hamilton conduce su Rosberg quando Verstappen, Vettel e Ricciardo si giocano il podio. Verstappen arriva lungo e non dà strada: sono 5 secondi di penalità che lo sbattono dal terzo al quinto posto un attimo prima della premiazione. Ma neanche Vettel è pulito nella difesa da Ricciardo, per lui la sanzione è di 10 secondi e arriva tre ore dopo. La Ferrari presenta un ricorso inconsistente e disorganico che la Fia chiaramente rigetta. E Vettel deve scrivere a Whiting per scusarsi delle volgarità alla radio.