Melbourne, scheda e storia del circuito

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Nella capitale sportiva dell’Australia, sulla pista intorno al lago artificiale dove già si correva negli anni Cinquanta, quando il rettilineo dei box non esisteva e si girava in senso antiorario. Tappa fissa d’apertura del campionato dal 1996, uniche eccezioni il 2006 e il 2010, quando il mondiale è partito dal Bahrain.

5.303 km × 58 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Non è un circuito permanente, nelle libere non c’è mai grip, poi l’aderenza aumenta nel weekend, bisogna adattarsi sessione dopo sessione. Il disegno sembra quello di una pista vera, ma la sensazione resta quella di uno stradale. Ha molte vie di fuga, i muretti sono vicini e ci sono diverse sconnessioni. Due o tre le opportunità di sorpasso, anche se con kers e drs è diventato tutto più semplice.

La storia essenziale

1998. Hakkinen fraintende le indicazioni via radio, si precipita ai box per il pit stop, ma non ne ha bisogno. In testa transita Coulthard, poi la McLaren mossa da senso etico ripristina le posizioni con l’ordine di scuderia. Dennis svela: “Qualcuno s’era intromesso sulla nostra frequenza”. La Mercedes sui quotidiani fa scrivere: “Lo stile vince sempre”.

1999. Irvine piazza la prima vittoria della carriera. E per la Ferrari diventa un problema perché i contratti dicono che il capitano è Schumacher. Alla domanda sul titolo, Irvine risponde con una battuta: “Posso vincerlo se Michael si rompe una gamba”. Iettatore: Michael la gamba se la rompe davvero, a luglio a Silverstone.

2001. Una gomma s’incunea tra le reti di protezione dopo la collisione fra Villeneuve e Ralf Schumacher. Perde la vita Graham Beveridge, uno dei commissari di percorso che presta servizio alla Whiteford. Si feriscono anche sette spettatori.

2007. Raikkonen s’impone al debutto sulla Ferrari e centra l’hat trick. La telefonata, un attimo prima del podio, è di Schumacher che gli ha lasciato il posto. La McLaren grazie alla prima soffiata di Stepney contesta lo schema a molla sul fondo della rossa, a Maranello si domandano come faccia la concorrenza a immaginare tanti dettagli. Più avanti esplode la spy story.

2009. Button e Barrichello fanno doppietta all’esordio della Brawn, sulla macchina che l’Honda ha mollato quattro mesi prima per la crisi economica. Il segreto della velocità è un espediente che fa infuriare il paddock, Ross Brawn individua per primo una zona grigia nel regolamento e s’inventa i diffusori double decker. Hamilton è squalificato per falsa testimonianza, mente ai commissari che analizzano il sorpasso di Trulli in regime di bandiere gialle.

2014. Red Bull installa un flussometro senza omologazione sulla macchina di Ricciardo e viola la norma sul flusso massimo di carburante. La Fia decide per la squalifica, Horner presenta ricorso perché intravede una falla nei sensori ufficiali e una lacuna nelle regole. Ma in tribunale la Fia boccia l’appello.

2016. Alonso esce illeso da un incidente impressionante, picchia nel retrotreno di Gutierrez, sbatte contro il muretto, deraglia nella via di fuga e là fa due capriole complete. Esce dai rottami sulle sue gambe, ma la Fia dopo i controlli medici lo blocca per un Gran Premio. La McLaren allora in Bahrain fa debuttare Vandoorne.