Montreal, scheda e storia del circuito

La città
Le code per entrare e uscire dall’isola

“Un piccolo paradiso – scrive Stewart – nel bel mezzo di un grande fiume”, sull’isola di Notre Dame che una volta non c’era e poi è venuta fuori nell’ansa del San Lorenzo dove la città ha accumulato la terra scavando i tunnel della metropolitana. Pista stradale, larga quanto Montecarlo ma sensibilmente più veloce. Un inferno con la pioggia.

4.361 km × 70 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Una delle piste più corte del calendario, un’altra da stop-and-go, con lunghi rettilinei separati da chicane. L’asfalto è piuttosto sconnesso perché l’inverno è freddissimo e rovina la pista. In più c’è poco grip perché praticamente ci corre solo la Formula 1. Si viaggia con carico basso, la velocità di punta è fondamentale, i freni soffrono, molti team spesso combattono per raffreddarli.

La storia essenziale

1978. Dilaga la febbre Villeneuve dopo che Gilles con la Ferrari vince al gelo in casa il Gran Premio che porta il Canada in calendario e chiude la stagione.

1981. Si parte con novanta minuti di ritardo perché Ecclestone deve firmare i documenti che dispensano le assicurazioni in caso d’incidente. Le condizioni climatiche infatti sono estreme: “Le peggiori – riporta Watson – in cui abbia mai gareggiato”. Villeneuve rimonta da undicesimo a terzo in sette giri, ma contro la Lotus di de Angelis guasta l’ala anteriore che si ribalta verso l’abitacolo e l’obbliga a guidare con la testa piegata per vedere la pista. L’aviatore è stoico, impassibile, non si ferma ai box: “Avrei buttato la gara”. Perde l’ala dopo tre giri e conserva il terzo posto.

1982. La Ferrari di Pironi è l’unica rossa in griglia. È in pole, ma resta inchiodata. Riccardo Paletti sull’Osella ha la visuale coperta dalle altre macchine: l’impatto con la Ferrari e le fiamme che ne scaturiscono gli sono fatali. Avrebbe compiuto 22 anni due giorni dopo.

1991. All’ultimo giro, in testa dal via con largo vantaggio, Mansell si mette a salutare il pubblico, provoca le bizze dell’impianto idraulico e il guasto del cambio. Parcheggia la Williams in uscita dal tornante. Per l’ultima volta vince Piquet su Benetton.

1995. Nel giorno del trentunesimo compleanno, Alesi con la Ferrari mette a segno una vittoria isolata in una carriera di duecento corse. Nel giro d’onore Schumacher gli dà un passaggio perché la rossa resta a secco.

1999. In successione, si ritirano Hill, Schumacher e Villeneuve all’ultima chicane, contro quello che diventa per sempre il muretto dei campioni. Per l’incidente di Frentzen che sbatte a quattro giri dalla fine, la Fia per la prima volta dà la bandiera a scacchi con le macchine in fila indiana in regime di safety car.

2007. Con autorità, mentre si susseguono incidenti e fioccano squalifiche, Hamilton ottiene la prima vittoria. Kubica tampona Trulli nell’allungo verso il tornante, si stacca da terra, rimbalza da una sponda all’altra, si ferma contro il guard rail, senza ruote né musetto, con le fiancate fracassate. Salta solo una gara.

2008. Hamilton fa una vaccata da ritiro della licenza in pit lane, si spiaccica su Raikkonen che aspetta il semaforo verde mentre transita la safety car. La Bmw vince con Kubica, conquista la prima e unica vittoria da costruttore. Con doppietta, per giunta. Nella notte gli organizzatori hanno fatto stendere resine epossidiche al tornante e alla prima curva dove i rattoppi d’asfalto si stavano sbriciolando col caldo.

2011. Button vince da eroe: scatta settimo, precipita in fondo, incoccia Hamilton e Alonso, si becca un drive through per eccesso di velocità sotto safety car, tra pit stop e sanzioni totalizza sei passaggi in corsia box, ma alla fine va a soffiare il successo a Vettel all’ultimo giro dopo un’interruzione forzata di due ore per pioggia.