Monza, scheda e storia del circuito

I tifosi della Ferrari
I tifosi della Ferrari

Il tempio della velocità, dove le emozioni si intrecciano fra imprese leggendarie, conquiste sportive e assurde tragedie. L’autodromo più vecchio del calendario, il terzo al mondo dopo Indianapolis e Brooklands. Sede fissa del Gran Premio d’Italia dal 1950, con l’unica eccezione del 1980.

5.793 km × 53 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

È la pista della tradizione, i piloti l’apprezzano per le velocità, 240 all’ora di media. Praticamente è la pista più veloce del campionato. Si viaggia con minimo carico alare, spesso le squadre portano ali che vengono usate solo qui. I freni sono particolarmente sollecitati, ma anche per le gomme non è facile alla Curva Grande e alla Parabolica. Per il 77% del giro si spinge a fondo, i consumi sono altissimi, anche i motori sono spinti al limite.

La storia essenziale

1922. Cominciano i lavori per la costruzione dell’autodromo che deve offrire la sede fissa al Gran Premio d’Italia. Rispetto al progetto originale la lunghezza totale scende da 14 a 10 chilometri dopo l’intervento della Pubblica Istruzione per salvaguardare i valori artistici e paesaggistici. Le curve sono in macadam e calcestruzzo.

1955. Ascari è invitato da Castellotti e Villoresi che stanno provando la Ferrari 750 Sport. Non è previsto che prenda parte ai test, comunque prima di pranzo vuole fare un giro anche lui. Esce di strada dopo la vecchia curva del vialone, forse per schivare un operaio. L’incidente non gli lascia scampo. A terra, le tracce di una frenata poderosa.

1956. Fangio rompe lo sterzo, Musso rifiuta di cedergli la macchina, quella di Portago ha le sospensioni fuori servizio. L’iride rischia di finire a Moss con la Maserati. Il sacrificio allora lo fa Collins. È il gesto nobile di deferenza verso il capitano che si assicura il quarto titolo.

1961. La Ferrari di von Trips viene tamponata da Clark, esce di pista e decolla verso le reti di protezione alla Parabolica. Le conseguenze sono catastrofiche, lo schianto è inappellabile. Von Trips muore sul colpo, insieme con dodici spettatori. Ma la corsa non viene sospesa: gara e mondiale li vince Phil Hill con l’altra Ferrari.

1970. Le prove strappano la vita a Jochen Rindt che esce in Parabolica per sospetta avaria dei freni anteriori. La macchina s’impunta dentro una buca che i tifosi hanno scavato per entrare clandestinamente. Rindt in classifica ha 45 punti che alla fine del campionato gli bastano contro Ickx e gli assicurano il titolo alla memoria.

1971. Con cinque macchine in mezzo secondo sulla linea del traguardo, è al fotofinish l’arrivo. Gethin con la Brm prende il comando all’ultima curva e vince su Peterson con un centesimo di vantaggio: ufficialmente è il distacco più esiguo nella storia, ma i cronometri dell’epoca non calcolano i millesimi.

1978. Andretti vince matematicamente il campionato nel giorno in cui Peterson al via è vittima dell’incidente che lo porta al decesso nel giro di tre giorni per un’embolia lipidica. Nello scontro è coinvolto anche Brambilla che si prende una ruota sul casco e perde coscienza. Per la Federazione, il responsabile è Patrese, viene punito e bloccato per due corse.

1988. Il primo Gran Premio d’Italia senza Enzo Ferrari. La McLaren non ha sbagliato un colpo dall’inizio dell’anno, la Scuderia sulla carta non ha nessuna chance di onorare la memoria del fondatore nella corsa di casa. Invece le sorti si rovesciano perché le McLaren vanno entrambe ko: Prost subisce il primo guasto meccanico, Senna si scontra con Jean Louis Schlesser mentre deve doppiarlo. Ne scaturisce la doppietta rossa con Berger e Alboreto.

2000. Alla Roggia una sfortunata carambola uccide Paolo Gislimberti del servizio antincendio. Non arriva la notizia a Schumacher che sul podio festeggia su un mare di bandiere rosse; non gli arriva nemmeno in sala stampa, dove il suo è un pianto liberatorio che scarica un’estate di tensioni.

2005. Prima che il regolamento imponga il taglio di due cilindri, Raikkonen fila con la McLaren a 370.1 chilometri all’ora in fondo al rettifilo, fissa la velocità di punta più alta della storia della categoria.

2008. Vettel riscrive la storia, vince dalla pole con la Toro Rosso sotto il diluvio: è poleman e vincitore più giovane. E negli annali della Formula 1 quella è l’unica vittoria della Ferrari con una squadra cliente.

2015. A cinque giri dall’arrivo, Hamilton ha 20 secondi di margine, il muretto gli chiede di prendersi “altro vantaggio”. E avvisa: “Non chiedere perché”. È appena uscito il documento della Fia in cui Bauer comunica che le pressioni al via non erano in regola, per cui la squadra teme un drive through sul tempo finale e vuole mettersi al sicuro. Alla fine il provvedimento disciplinare non c’è perché il protocollo sulle misure non è cristallino.