Nuova Delhi, scheda e storia del circuito

L’ottimismo dell’India
Un’enclave nell’India più povera

Un parco da business class per portare un altro paese sulla scena dell’automobilismo mondiale. L’India spende 400 milioni di dollari, per il layout Tilke chiede input a squadre e piloti che fanno modificare la prima versione del progetto. Nei limiti del possibile, ne viene fuori un tracciato decente. Che Hamilton addirittura mette sul piano di Spa.

5.125 km × 60 giri

La storia essenziale

2011. Senza pietà, Vettel battezza il Gran Premio d’India con il primo grand chelem di carriera. È travagliato l’ingresso del circo nel paese di Gandhi che produce a rilento i visti d’ingresso e tassa il materiale delle squadre. Ma la realtà più dura è quella della popolazione locale, il governo espropria le terre a contadini già poveri e le vende alla Formula 1, l’autodromo costringe le bambine di una scuola femminile a una deviazione di nove chilometri.

2013. Vettel firma il quarto mondiale, gli basta il quinto posto e invece assesta un pugno con stile, per celebrare il trionfo non entra ai box dopo il giro d’onore, fa i tondi a ruote fumanti, abbandona la Red Bull sul rettilineo e le tributa un inchino di adorazione.

2014. A tre anni dalla prima edizione, l’India già esce dal calendario. Deve essere un anno di pausa per sistemare le questioni burocratiche, invece del ritorno non si parla più, malgrado il governo nel 2015 apra uno spiraglio per la riduzione delle tassazioni alle squadre.