Nurburgring, scheda e storia del circuito

Il peso della storia
Il disegno della pista

In principio è il mostro sacro della Nordschleife, l’inferno verde di 23 chilometri e 187 curve che serpeggia nell’Eifel. Lo sport l’abbandona nel 1976 dopo l’incidente di Lauda, lo ritrova nel 1984 in versione GP-Strecke. Meno carismatica, comunque più sicura. Del 2002 l’ultima modifica, l’Arena Mercedes in luogo della prima chicane.

5.148 km × 60 giri

La storia essenziale

1934. All’Adac Eifelrennen, Neubauer ordina di scrostare la vernice bianca dalle W25 che sono sovrappeso di un chilo, 751 anziché 750. Affiora l’alluminio della scocca che diventa un segno distintivo. Ma c’è il dubbio che quella storia sia una leggenda metropolitana.

1954. Si riorganizza la Mercedes, corre con la W196 in versione carenata. Fangio la rimette sul gradino più alto. Ma nelle prove di sabato perde Marimon, trentenne, argentino come lui, l’allievo: i soccorritori trovano il cambio in quarta marcia in una curva da terza. È il primo decesso in pista in un evento ufficiale.

1957. Fangio si guadagna matematicamente il quinto titolo, cuce la sua vittoria più bella, l’ultima: si organizza per rifornire simultaneamente al cambio gomme, imbarca solo metà della benzina per scappare nei primi chilometri rispetto a quelli che fanno il pieno alla partenza. Per l’epoca è una trovata geniale in termini di strategia, ma la sosta è disastrosa, lui deve rimontare dal terzo posto.

1965. Clark chiude i giochi per il campionato e si porta a casa il secondo mondiale, corona un weekend da dominatore assoluto con il grand chelem, l’ottavo della carriera. Per regolamento si conteggiano solo sei risultati: i suoi sono tutti primi posti.

1976. Lauda è avvolto dalle fiamme quando sbatte contro una roccia prima della curva di Bergwerk. L’urto è devastante, gli sfila anche il casco. È seriamente ustionato, ha respirato per diversi minuti i fumi della benzina. Trascorre una settimana prima che i medici lo dichiarino fuori pericolo. Per tutta la vita porta addosso i segni del fuoco.

1996. Jacques Villeneuve conquista la prima vittoria di carriera, a 15 anni dall’ultima del papà. Head via radio gli augura: “La prima di molte”.

1999. La pioggia annienta i pretendenti all’iride, consegna alla Stewart l’unica vittoria della storia, con Herbert davanti a Trulli e Barrichello. Al box della Ferrari si perdono le gomme di Irvine che aspetta per 27 secondi la posteriore destra.

2005. La regola che impone qualifiche e gara con un solo treno di pneumatici produce un effetto catastrofico: Raikkonen è in testa, lacera il battistrada dell’anteriore destra in frenata nel doppiaggio a Villeneuve, le vibrazioni picchiano la sospensione che cede di schianto e manda la macchina contro le barriere all’ultimo giro. Vince Alonso, il diretto avversario per il titolo.

2007. Il mondo si mette a girare al contrario, Winkelhock emerge dal nubifragio e va in testa al secondo giro. Non dura perché Alonso quando il mondo riprende a girare nel verso giusto vince su Massa. Con polemica nella saletta dietro il podio per un contrasto al limite sotto l’acqua. Hamilton che in qualifica è andato a muro esce alla prima curva, la gru dei commissari lo rimette sul tracciato; più avanti la Ferrari fa cambiare la regola che concede di rientrare in corsa con l’aiutino.