Sepang, scheda e storia del circuito

Le curve veloci
Nubifragi spesso e volentieri

Su un’area di 70 mila metri quadrati, a 60 chilometri dal centro di Kuala Lumpur: mega le gradinate, ampie le vie di fuga, larghissimi i box. Superba l’architettura delle tribune che richiamano le palme della Malesia. Nel 1999 fissa il nuovo standard per le piste del mondiale, poi inesorabilmente invecchia senza manutenzione, la prima ristrutturazione vera per conservare l’omologazione è solo del 2016.

5.543 km × 56 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Una delle corse più calde del calendario, l’umidità raggiunge anche il 90%. È un problema più per i piloti che per le macchine, si aggiungono i carichi laterali nelle curve veloci. È difficile anche fare il setup, ci sono due rettilinei dove serve velocità, tre curve veloci dove serve carico. Spesso piove pure, gli acquazzoni arrivano verso le 4 del pomeriggio, l’aquaplaning diventa un pericolo.

La storia essenziale

1999. Rientra Schumacher dall’incidente di Silverstone, si dedica alla causa di Irvine che lotta per il titolo, gli dà strada due volte e gli lascia la vittoria. Il dopo gara è movimentato, perché le Ferrari sono estromesse dall’ordine d’arrivo per 10 millimetri d’irregolarità dei deflettori. Todt rassegna le dimissioni, Montezemolo le respinge. Poi in appello la Fia rilegge le misure e ritratta la squalifica, cita un intervallo di tolleranza che in Malesia pare fosse sfuggito ai commissari. Insomma fa in modo che il titolo si assegni all’ultima corsa.

2003. Con meno benzina degli altri, la Renault parte in prima fila. Fisichella sbaglia slot sulla griglia, surriscalda il cambio e non s’avvia. Alla prima curva Schumacher sperona Trulli, rompe il muso e prende il drive through. Raikkonen vince il suo primo Gran Premio, quell’anno non ne azzecca più una; e malgrado tutto resta in corsa per l’iride fino all’ultima gara.

2005. Alonso è il primo spagnolo in testa al mondiale. Prima di lui la Spagna dei motori è solo rally e moto, sono 11 appena i connazionali in Formula 1, nessuno vincente. La Ferrari manca il podio per la prima volta in 22 gare.

2009. Si va a casa in anticipo per pioggia, la vittoria è di Button su Brawn, ma numericamente è un successo a metà perché il punteggio è dimezzato per via dell’interruzione. Cambia poco per la Ferrari: l’acqua manda in tilt il kers di Raikkonen; Massa è nono, in qualifica esce nella prima eliminatoria perché il muretto è convinto che il primo tentativo sia sufficiente a passare la manche.

2013. Non c’è sorriso nella doppietta della Red Bull, il muretto ordina di congelare le posizioni, “multi 21” è il codice che nel gergo del team indica il settaggio conservativo. Vettel invece attacca Webber e va in testa. Ne scaturisce tensione in parco chiuso, sul podio e nelle interviste.

2015. Il cavallino torna a rampare dopo un anno e mezzo, il quarto successo di Vettel a Sepang è il primo con la Ferrari. La gestione delle mescole fa la differenza con la Mercedes che non si fida della resa delle gomme, anticipa il primo cambio e fa una sosta in più. Verstappen è il più giovane a punti.

2016. Hamilton rompe il motore a 15 giri dalla vittoria, sente puzza d’imbroglio, rischia una frattura insanabile con meccanici e dirigenza. Vettel al via entra come un bisonte nella prima curva, rompe la sospensione contro la Mercedes di Rosberg. Che comunque continua e arriva terzo. Red Bull conquista la doppietta, la prima con l’ibrido.