Shanghai, scheda e storia del circuito

L’architettura: faraonica
Lo smog in città

Faraonico, estremo, televisivamente perfetto, sbalordisce il circo nel 2004 alla prima edizione del Gran Premio di Cina. È finanziato da tre compagnie, tutte di provenienza governativa che investono trecento milioni di dollari. Il percorso di base segue la forma del primo ideogramma di Shanghai, ma ci sono addirittura nove sviluppi alternativi.

5.451 km × 56 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Il circuito ha un layout fantastico, in Cina tutto deve essere grande. L’aspetto negativo è che il paddock e le tribune sono così immensi che ti senti perso. Pista larga, in molte curve sono possibili diverse traiettorie, per esempio alla prima. Il setup è tra medio e alto carico perché il circuito è tortuoso e conta diverse curve lente.

La storia essenziale

2004. Schumacher parte ultimo per l’errore delle qualifiche; in gara chiude dodicesimo, doppiato, con incidente, foratura e testacoda. L’onore della Ferrari lo salva Barrichello, nella cerimonia di premiazione fa la doccia di champagne a Luca di Montezemolo che per la prima volta in tredici anni ritira di persona un trofeo da presidente della Ferrari.

2006. Si capovolge il fronte rispetto alle qualifiche, Schumacher vince l’ultima gara della carriera, la novantunesima, pareggia con Alonso in classifica iridata. È un Gran Premio da batticuore, sotto la pioggia. Al pit stop il meccanico del lollipop dà via libera ad Alonso quando la posteriore destra ancora non è serrata, lui ha gli occhi fissi sullo specchietto e non riparte. Evitando un dramma.

2007. Hamilton spreca clamorosamente il match-ball per chiudere il campionato, porta alla tela le gomme intermedie mentre la pista si asciuga, quando decide di cambiarle resta impantanato nella via di fuga all’ingresso dei box.

2008. La maxi inchiesta del governo cinese sull’abuso di finanziamenti pubblici porta in cella Yu Zhifei: coi fondi per le pensioni s’è pagato i debiti e ha preso casa. È uno degli uomini più potenti del partito comunista, fino a otto mesi prima ha diretto l’autodromo.

2009. Mette tutti in riga la Red Bull con la prima doppietta: negli equilibri del campionato significa tantissimo, perché al team di Mateschitz manca sia il profilo estrattore doppio della Brawn sia il kers per il recupero d’energia che è costato un capitale a Ferrari e McLaren. La Fia sul podio manda God save the Queen, sebbene il team sia iscritto con licenza austriaca.

2015. Ha un regolare biglietto per la tribuna centrale il giovanotto che nella seconda sessione di libere attraversa il rettilineo principale, scavalca con agilità il muretto della pit lane e si presenta al box della Ferrari per chiedere di provare la macchina. Qualcun altro il momento di gloria se lo guadagna con meno frastuono: tra le immagini dei profili di Facebook che Ups fa stampare sulla scocca della Ferrari finisce anche il meme del Dick-Butt, praticamente la stilizzazione di un fallo. Sfugge ai controlli e per tutta la giornata campeggia con orgoglio sulla rossa