Spa Francorchamps, scheda e storia del circuito

La salita verso Eau Rouge
La solitudine

Tra i villaggi termali delle Ardenne, ogni curva evoca un episodio. La lunghezza del percorso è dimezzata rispetto al disegno originale di Jules de Thier e Henri Langlois Van Ophem, ma il disegno conserva carattere. La dimostrazione che si può intervenire sui circuiti storici senza minarne il fascino.

7.004 km × 44 giri

Il giudizio di Christian Klien per F1WEB.it

Una delle piste più amate al mondo, il layout è scorrevole e veloce, l’aerodinamica è fondamentale. Ci sono parecchie curve che ne fanno un circuito speciale: Eau Rouge e Blanchimont per esempio, dove si sfreccia al limite. Oggi per la sicurezza si è fatto tanto, con le vie di fuga in asfalto il rischio di un grave incidente è ridotto, la pista non è più così pericolosa come una volta.

La storia essenziale

1951. L’Alfa porta le nuove sospensioni con ruote concave per l’alloggio dei dischi dei freni. È un’innovazione costosa e controproducente: Fangio al pit stop resta con le ruote bloccate, riparte dopo un quarto d’ora e arriva nono.

1960. Muoiono Chris Bristow e Alan Stacey. Sono due decessi agghiaccianti: Bristow viene scagliato contro il filo spinato che gli recide la testa alla curva di Burnenville; Stacey è colpito al volto da un uccello a Masta, sbanda, perde i sensi e finisce fuori strada, sbalzato dalla macchina che prende fuoco in un campo. La corsa non viene fermata; la vincono le Cooper in tripletta.

1966. Stewart sperimenta sulla sua pelle l’incosistenza delle misure di sicurezza, resta per mezzora intrappolato dopo un incidente perché non c’è personale per estrarlo dalla macchina, al centro di primo soccorso l’abbandonano su una barella in mezzo ai mozziconi di sigaretta in attesa dell’ambulanza che poi si perde nelle campagne mentre lo trasporta a Liegi. Quel giorno lui si vota alla causa a cui resta fedele a vita, si batte per alzare gli standard e garantire la sicurezza.

1985. A giugno il nuovo asfalto si scioglie al sole, non ci sono le condizioni per correre, quattro giorni prima s’è consumata la strage dell’Heysel allo stadio di Bruxelles: il Belgio con la sicurezza non può rischiare. Le squadre se ne vanno, la corsa viene recuperata a settembre.

1991. Gachot è venuto alle mani con un tassista di Londra, è bloccato in manette, allora Eddie Jordan mette in macchina un tedesco che all’epoca è impegnato con Mercedes sulle sport. Ha già vinto nelle categorie minori, s’è piazzato quinto alla 24 Ore di Le Mans. Si chiama Michael Schumacher, è una promessa. Il resto è storia.

2004. Schumacher mette le mani sul settimo alloro della carriera, il quinto consecutivo, il quinto con la Ferrari, l’ultimo. In gara comunque arriva secondo dietro a Raikkonen che regala alla McLaren l’unica vittoria dell’anno.

2012. Una manovra scellerata di Grosjean innesca l’incidente multiplo con Alonso, Hamilton e Perez al via. Non si fa male nessuno, almeno non seriamente. Ai commissari è tutto chiarissimo: Grosjean si becca una gara di squalifica.

2015. Finisce con la posteriore destra a brandelli la gara di Vettel a due giri dalla fine. Pirelli scopre 63 tagli su tutti i pneumatici del weekend, li attribuisce a “detriti di piccola taglia”. Ma specifica: sulla Ferrari la gomma è esplosa perché veniva da “utilizzo prolungato”.