Ferrari, il pit-stop di Monza a raggi x: “Una specie di balletto”

venerdì 17 settembre 2010 · Gran Premi

“Una specie di balletto scandito dalla musica del motore, in cui un gruppo di uomini agisce in perfetta sincronia mentre l’etoile è il pilota che sta dentro la macchina”. Chi parla è Diego Ioverno, responsabile Operazioni in gara e Montaggio vettura e cambio per la Ferrari: “Al pit-stop è più facile perdere una gara piuttosto che vincerla”.

Due addetti ai carrelli di sollevamento, anteriore e posteriore, uno al semaforo, uno al controllo del traffico in pit-lane, tre uomini per ogni ruota. In totale sedici meccanici, più altri otto per le operazioni straordinarie: un addetto al carrello laterale per l’eventuale sostituzione del musetto, due alla modifica dei gradi d’incidenza del flap dell’ala anteriore, uno all’avviatore nel caso si spegnesse il motore, e altri quattro ai pneumatici per il “doppio”, il cambio gomme consecutivo.

“Nelle loro mani c’è una bella responsabilità, soprattutto in gare come quella che c’è stata a Monza”. Del resto, Fernando Alonso l’ha detto subito: “È stato un super pit-stop”, 3 secondi e 4 decimi per tornare in pista al comando del Gran Premio d’Italia. Nel dettaglio, secondo i dati della Ferrari:

dopo 0.35 la vettura è già in aria sui carrelli;
dopo 0.70 sono sfilate le ruote con le gomme morbide;
dopo 1.40 sono montate le ruote con le gomme dure;
dopo 2.30 è avvitata la prima, il braccio dell’addetto è alzato per conferma;
dopo 2.60 è avvitata la seconda;
dopo 2.70 è avvitata la terza;
dopo 2.90 è avvitata la quarta;
dopo 3.40 la macchina è a terra e il semaforo è verde.

Non è record, né per la Ferrari – che in Canada con Fernando ci mise 3.3 secondi – né tantomeno per la Formula 1 – la Williams in Germania finì in 2.9 con Barrichello. Ma per la Scuderia sono comunque 3 decimi in meno rispetto alla prestazione media del 2010. E soprattutto, quello che contava di più a Monza, 8 decimi rosicchiati alla McLaren nel testa a testa per la vittoria.

“Fino all’anno scorso era il tempo del rifornimento che determinava quello della sosta. Chi lavorava al cambio gomme aveva un margine di sicurezza abbastanza confortevole, ma sempre nell’ordine dei secondi. Adesso invece ogni errore si paga”.

Segreto numero uno: l’allenamento, oltre 1300 prove dall’inizio dell’anno. “Nelle settimane quando non c’è il Gran Premio ci esercitiamo tre volte, una trentina di simulazioni al giorno”.

Segreto numero due, gli strumenti: la Ferrari quest’anno impiega un dado di serraggio a forma di cono; da metà stagione ha fatto debuttare il carrello anteriore ad aggancio frontale e sganciamento laterale. Altri 3 decimi li regala il semaforino, che sostituisce l’uomo col lollypop e dà la ripartenza: la rossa lo sperimenta dal 2008. Quell’anno a Singapore creò un bel po’ di problemi.

Alonso, Ferrari, Monza,