14 anni, quasi tutti al vertice: bye bye Bridgestone. Le pietre miliari

giovedì 11 novembre 2010 · Amarcord

Hiroshi Yasukawa pensa già all’anno prossimo: “Sarà totalmente diverso, per me e per tutti i colleghi”. Lui è un po’ l’anima della Bridgestone: studente modello, ex pilota, poi direttore della divisione motorsport. C’era già nel ’76 e nel ’77, quando Bridgestone partecipò solamente al Gran Premio di casa. Gli tocca il saluto ufficiale al circo dei motori prima dell’addio che Tokyo ha pianificato l’anno scorso

Quella di Abu Dhabi è la gara del congedo, la numero 242 dal giorno del debutto a tempo pieno. Solo Goodyear ne ha fatte di più. Bridgestone conta 175 vittorie (114 in regime di fornitura unica), 169 pole position, 170 giri veloci, 11 Titoli Piloti, 11 Titoli Costruttori. Domenica negli Emirati si chiude un ciclo: queste le pietre miliari.

LA PRIMA APPARIZIONE. Al circuito del Fuji nel 1976, nel giorno in cui Niki Lauda cede alla pioggia prima che a James Hunt. Bridgestone ha una sola macchina, una Tyrrell 007 iscritta da Heroes Racing Corporation e affidata a Kazuyoshi Hoshino. Che si ritira per problemi… ehm, alle gomme.

IL DEBUTTO A TEMPO PIENO. Nel 1997 a Melbourne: i giapponesi equipaggiano Arrows, Prost, Minardi, Stewart e Lola. I grandi stanno ancora con Goodyear. Panis è quinto con la Prost, porta subito le Bridgestone in zona punti. E la gara dopo è anche sul podio.

LA PRIMA VITTORIA. A Melbourne, l’anno dopo, quando arrivano le gomme scanalate, con quattro solchi dietro e tre davanti. McLaren e Benetton lasciano Goodyear e passano a Bridgestone. Le frecce d’argento fanno doppietta. A fine anno, entrambi i Titoli.

L’ACCORDO CON MARANELLO. Per cause di forza maggiore, nel 1999, al ritiro di Goodyear. Negli anni ne viene fuori un sodalizio epico: Bridgestone e Ferrari vincono il campionato costruttori ininterrottamente dal 2001 al 2004.

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