Elio De Angelis, l’incidente e il dramma, le carenze della pista e l’improvvisazione dei soccorsi

domenica 15 maggio 2011 · Amarcord

Il fratello gli dà un colpetto sul casco, lui risponde con un cenno della testa: è il gesto scaramantico che si scambiano prima di ogni uscita dai box. È il 14 maggio 1986, Elio De Angelis sta provando con la Brabham al Paul Ricard a Le Castellet. Alle 11:15 perde l’ala e vola fuori pista alla doppia esse della Verrerie. La macchina si ribalta e poi si incendia.

I soccorsi sono lentissimi. Ayrton Senna dirà: “Il giorno prima dell’incidente di Elio ho commesso un grosso errore. (…) Ho notato che lungo la pista i servizi di sicurezza erano praticamente inesistenti, ma non mi sono preoccupato più di tanto. Ho visto un uomo con un estintore, uno solo”.

I primi a prestare soccorso sono i piloti: Jacques Laffite, Alan Jones, Keke Rosberg e Nigel Mansell. “C’erano dei commissari – racconta Jones – ma non avevano le tute ignifughe e indossavano i pantaloncini corti“.

L’elicottero d’emergenza arriva 30 minuti dopo. De Angelis viene trasferito all’ospedale di Marsiglia. A San Siro c’è il concerto di Joan Baez che chiude la serata in modo imprevisto: intona C’era un ragazzo di Gianni Morandi.

Il giorno dopo, Elio De Angelis muore per l’asfissia provocata dal fumo che ha respirato per quasi otto minuti dopo l’incidente.

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