Incontri ravvicinati col fuoco: gli incendi che hanno segnato la Formula 1

lunedì 8 agosto 2011 · Amarcord

A Budapest la prova del fuoco è toccata a Nick Heidfeld. E lui se l’è cavata. Perché oggi in Formula 1 il problema delle fiamme è meno terrificante di una volta. Niki Lauda ne porta i segni e dice: “Avrei preferito di gran lunga gareggiare nel 2000 anziché ai miei tempi, mi sarei tenuto le orecchie e avrei guadagnato molto di più”.

Nel 1976 è avvolto dalle fiamme al Nürburgring, quando va a sbattere contro le barriere nel Gran Premio di Germania. Se 40 giorni dopo è già al volante, lo deve al coraggio di Arturo Merzario, Guy Edwards e Harald Ertl che lo estraggono dalla macchina. Dirà Merzario: “La strada era ostruita. Mi sono fermato perché non potevo passare. Altrimenti in quei momenti un pilota, gonfio d’adrenalina com’è, non pensa alle buone azioni. Una volta sceso dall’auto mi è venuto naturale fare la mia parte”.

Il fuoco fa parte delle corse. Uccide Lorenzo Bandini nel ‘67 a Monaco, Jo Schlesser nel ’68 a Rouen, Piers Courage nel ’70 e Roger Williamson nel ’73 a Zandvoort, Ronnie Peterson nel ’78 a Monza, Riccardo Paletti nell’82 a Montréal.

Chi ci ha rimesso la vita, chi niente. Jacky Ickx, a Jarama nel ’70 e Long Beach nel ’76, Regazzoni a Kyalami nel ‘73. Gerhard Berger impatta alla curva del Tamburello a Imola nell’89: a salvargli la pelle è il pronto intervento dei volontari della Cea, che domano l’incendio in 7 secondi.

La Benetton di Jos Verstappen va flambé a Hockenheim nel 1994 durante il pit-stop. Poi si scopre che il team ha modificato artigianalmente le apparecchiature di rifornimento per velocizzare l’immissione del carburante nel serbatoio. Rischia anche Eddie Irvine con la Jordan, a Spa lo stesso anno.

Invece resta praticamente impassibile Michael Schumacher nel 2003 in Austria quando negli specchietti vede il bocchettone della benzina che vomita fiamme sulla F2003-GA. Riparte e va pure a vincere. Come Massa a Barcellona nel 2007.

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