Force India, follie di sviluppo: test privati con sospensioni attive

mercoledì 7 settembre 2011 · Test

Le sospensioni attive sono quelle completamente automatizzate: la centralina elettronica comanda la risposta dell’ammortizzatore attraverso la rigidezza e quindi ne modifica il carico. In Formula 1 sono strettamente vietate. La FIA l’ha ribadito l’anno scorso quando serpeggiava il sospetto che le stesse impiegando la Red Bull per violare il parco chiuso.

Ma nelle prove private ognuno fa quello che vuole. E siccome la FIA nell’arco della stagione concede solamente quattro giornate di straight-test – che per quanto banali arrivano a costare anche oltre 20 mila euro tra mobilitazione del team e fitto delle strutture – Force India ottimizza il tempo e cambia l’altezza da terra via computer senza riportare la macchina dentro il garage.

L’impianto è realizzato in collaborazione con Penske, che al team di Mallya già fornisce gli ammortizzatori e che in America è leader nel mercato e nella progettazione delle sospensioni attive per applicazioni sportive. “Il sistema – spiega Dominic Harlow – è utile, ma in un certo senso rende la macchina ancora più complessa”.

Nico Hulkenberg a giugno prima del Gran Premio del Canada ha fatto avanti e indietro dalle 9 di mattina alle 5 del pomeriggio all’aeroporto di Cotswold e ha messo insieme quasi 140 chilometri di prove aerodinamiche in combinazioni di assetto una diversa dall’altra. Una tattica che plausibilmente è impiegata anche dalle altre squadre.

È l’ennesima follia della Formula 1 che taglia i test per contenere le spese di evoluzione e poi investe in ricerca per mettere a punto una tecnologia che va bene soltanto nelle prove.

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