Italia e corse d’auto, tutto intorno alla Ferrari: “Non c’è spazio per nussuno”

martedì 20 settembre 2011 · Fuoriformula

Quindici titoli piloti, sedici nel Mondiale Costruttori, partecipazione ininterrotta in Formula 1 dal 1950 con la percentuale più alta di vittorie sul totale delle gare disputate. Il mondo l’invidia, ma su territorio nazionale la Ferrari è anche e soprattutto una realtà troppo grande che copre tutto il resto del panorama dell’automobilismo sportivo.

È prima di tutto questione territoriale. Fa notare Gian Carlo Minardi: “In Inghilterra ci sono otto team nel raggio di 50 chilometri. In Italia due, di cui uno è stazione austriaca (la Toro Rosso, il satellite della Red Bull, ndr) e l’altro è la Ferrari, che è la nostra mamma e nel bene e nel male condiziona l’attività di tutti i campionati e tutta la crescita delle varie strutture italiane”.

Aggiunge Cesare Fiorio: “Viene assorbito tutto dalla Ferrari”, interessi e anche sponsorizzazioni. “E non c’è spazio per nessun altro”. L’impatto lo subiscono anche i piloti:

Ho diretto sia squadre italiane sia straniere, ma solo quando sono andato all’estero ho capito di quale vantaggio godono le squadre di casa. Basti pensare alla Ligier, la quale aveva degli sponsor francesi che davano soldi solo se i piloti erano francesi. Ho usato motori giapponesi che mi venivano dati solo se i piloti erano giapponesi.

Invece qui in Italia, in 40 anni di carriera, nessuna squadra mi ha mai chiesto di usare unicamente piloti italiani. Non c’è la mentalità di aiutare le squadre nazionali, c’è la mentalità di correre sempre a sostenere qualche straniero che – chissà perché – è sempre visto come più bravo. Tutte le altre risorse vanno a finire alla Ferrari. In Italia quindi si fa molta fatica. Fanno fatica le squadre ma anche e soprattutto i piloti.

L’Accademia del Cavallino poteva riempire il vuoto. A dicembre però ha chiuso con gli italiani. Ha ripiegato a marzo su Davide Rigon, ma l’ha confinato allo sviluppo del simulatore.

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