Riccardo Paletti, 30 anni dopo Montréal. Il ricordo di Enzo Osella

giovedì 7 giugno 2012 · Esclusive

La Formula 1 arriva a Montréal che è la pista di Gilles Villeneuve, ma è anche quella che il 13 giugno di trent’anni fa si è portata via Riccardo Paletti, “il ragazzo tranquillo, amato da tutti per la sua educazione e modestia”. Se lo ricorda così Enzo Osella, il patron della squadra che nel 1982 lo porta nella massima serie. 

Per il grande pubblico, all’epoca Paletti praticamente non esiste. Osella lo recupera nelle categorie inferiori: Osella Formula Ford, poi esperienze varie tra Formula 3 e Formula 2. Quindi la Formula 1 nel 1982. Paletti quell’anno su Autosprint dice: “Qualificarmi nel maggior numero di gare è il mio obiettivo”.

Perché l’Osella infatti non è la macchina dei sogni. Enzo Osella a F1WEB.it racconta: “Riccardo aveva dimostrato nelle stagioni precedenti il suo talento, ma tutti i giovani piloti partono in Formula 1 con i team minori, e noi eravamo lì a lottare per le qualifiche. Come sempre era necessario del tempo per fare esperienza e conoscere i circuiti. Tempo che purtroppo Riccardo non ha avuto”.

Entra in griglia ad Imola; dopo 7 giri è già fuori con le sospensioni ko. Si qualifica un’altra volta in Canada dove la Ferrari corre con una macchina sola perché la pista di Zolder un mese prima ha ucciso Gilles Villeneuve. “E poi, proprio contro una Ferrari la tragica fine di Riccardo”.

L’unica rossa a Montréal è quella di Pironi: è in pole position, ma resta al palo. Paletti ha la visuale coperta dalle altre macchine, l’impatto gli è fatale, l’auto prende fuoco mentre Pironi e Sid Watkins cercano di estrarlo dall’abitacolo. Avrebbe compiuto 22 anni due giorni dopo.

“Una tragedia del genere lascia sempre senza fiato. Non importa dove o come accade, un ragazzo che perde la vita mentre fa quello che ha sempre desiderato è un evento troppo crudele per tutti, per la famiglia, per la squadra e per gli appassionati. Purtroppo per un costruttore di auto da corsa l’incidente è qualcosa con cui si deve convivere, sperando sempre che vada tutto bene”.

Quando aveva cominciato, Riccardo lo sapeva. E nel 1981 aveva detto: “Mi piacciono i soldi e le donne, sono convinto che con la Formula 1 ci si possa levare questi sfizi”.

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