Se la fortuna aiuta gli audaci: il trionfo (l’unico) di Jo Bonnier

domenica 17 giugno 2012 · Amarcord

Gli amici lo chiamava Jo, gli italiani Barbita per il pizzetto. Muore quaranta anni fa, alla 24 Ore di Le Mans, Joakim Bonnier. Ricco, svedese, figlio di un professore di genetica, parla 6 lingue, a diciotto anni scappa di casa per correre a livello agonistico; otto anni dopo arriva in Formula 1.

Pochissimi i risultati di rilievo. Però quando a Zandvoort si corre il Gran Premio d’Olanda nel 1959, Bonnier è sulla macchina giusta, la BRM P25 di Peter Berthon.

È alla sedicesima partecipazione in Formula 1, non è mai stato in testa a una corsa, è arrivato solo una volta a punti, nelle altre occasioni quasi sempre s’è ritirato.

Invece a Zandvoort fa la pole position, brucia sul filo di lana le Cooper di Jack Brabham e Stirling Moss.

Al secondo giro cede a Masten Gregory che lo passa però regge solo dieci giri perché il cambio gli impone di rallentare l’andatura. Bonnier nel frattempo deve vedersela con le Cooper e con la Ferrari di Jean Behra.

Alla fine taglia il traguardo con 14 secondi di vantaggio su Brabham e quasi un giro su Gregory perché Behra va in testacoda e Moss si ritira per la rottura del cambio. È la prima vittoria. È la fortuna che aiuta un audace.

Zandvoort ·