Intervista a Beppe Gabbiani: cavallo pazzo nell’epoca dei matti

giovedì 21 giugno 2012 · Esclusive

Piacentino purosangue, ha superato i cinquanta, resta uno dei talenti dissipati nelle corse. Disse: “Un campione è fatto di piede e cervello. Per me il secondo è stato un optional”. Beppe Gabbiani è quello di sempre: diretto e autentico.

F1WEB: Chi è Beppe Gabbiani?

Beppe Gabbiani: Ok, chiedere a un pilota di descriversi non è facile, ma a distanza di anni si è più obiettivi. Come quasi tutti – però molti non lo ammettono – sono nato e cresciuto in una famiglia facoltosa. Mio padre era molto appassionato di auto e così già a 3 o 4 anni guidavo sulle sue ginocchia Maserati, Ferrari, eccetera. Da lì il passo è stato breve. Non mi è mai piaciuto il calcio.

F1WEB: A livello agonistico, da dove ha cominciato?

BG: Aiutato forse fin troppo ho iniziato col kart vincendo praticamente tutto. Si tratta degli anni tra il 1970 e il 1975, furono qli anni del cambiamento della Formula 1. Siamo stati noi kartisti, Prost, Patrese, Piquet, De Angelis, Rosberg, alcuni con più o meno successo. Vedi me!

F1WEB: Qual è stato il percorso prima della Formula 1?

BG: Ho partecipato alla Formula 3 nel ’77 al campionato europeo e a quello italiano. Vinsi alla prima gara, al Paul Ricard, poi ho fatto altre corse, perlopiù costellate da errori madornali: è stato molto più difficile perderle che vincerle. L’anno successivo firmai ancora con Trivellato con motore Ferrari. Un disastro. Presi il posto di Brambilla alle ultime 2 gare di Formula 1 con il team Surtees: a Montréal ero settimo al primo giro, poi dopo 5 minuti, come al solito l’errore. Feci ancora due anni in Formula 2, poi finalmente la Formula 1 con l’Osella. Altro disastro. Nel frattempo correvo nel mondiale marche per la Lancia, in coppia con Alboreto e Ghinzani. La squadra fu campione del mondo endurance. Sono stato ancora in Formula 2 con Maurer e poi con March, l’ultimo anno con 4 vittorie ho perso il campionato. Devo dire che se anche l’avessi vinto non sarebbe cambiato niente. Ero già un vecchio per la Formula 1. Pochi sono stati i fortunati ripescati.